Il nostro libro degli ospiti, per i vostri commenti e suggerimenti

Il libro e’ aperto a tutti coloro che desiderano lasciare un commento, un suggerimento, una critica o un loro pensiero sul nostro sito. Noi accettiamo tutto, il positivo ed il negativo al fine di migliorarsi sempre e tutto questo non potra’ altro che farci immenso piacere!


The book is open to all those people who desire to leave a comment, a suggestion, a criticism or one thought of theirs on our site. We accept everything, the positive one and the negative one with the purpose to always improve him and everything this won’t be able anything else other than stuffed immense to like!

Mercatini di Natale a Battaglia Terme (PD)

Ogni anno la magia ed il fascino dei mercatini di Natale si ripete. Mi ritengo fortunatamente ancora un eterno bambino nell’emozionarmi ogni volta quando percorro le vie del mio paese natio, alla ricerca di emozioni che solo questo periodo sa darmi. Tornano alla mente tanti ricordi del passato, uno tra questi molto importante per me la tradizione e la cultura di fare il presepe in casa, in famiglia con i genitori, i nonni, gli zii …

Voglia questo mio breve quanto semplice video essere un augurio a tutte le famiglie di Buon Natale … per sempre nei nostri cuori!

Un po’ di storia:
La tradizione dei mercati di Natale risale a un tempo in cui gli acquisti all’ingrosso non si facevano nei supermercati, ma bisognava aspettare le fiere organizzate in genere alla scadenza di ricorrenze annuali come ad esempio il periodo dell’Avvento. Le prime tracce di mercati di Natale risalgono al XIV secolo in Germania e Alsazia con il nome di Mercato di San Nicola. Il primo documento che attesta un mercato di Natale è datato 1434 e cita un Striezelmarkt (mercato degli ‘Striezel’, un dolce tedesco) che ha avuto luogo a Dresda, il lunedì precedente il Natale. Più tardi, durante la Riforma protestante, il nome fu ribattezzato in Christkindlmarkt, per opposizione al culto dei santi. Altri antichi mercati sono quello di Strasburgo che risale al 1570, e quello di Norimberga del 1628. In Italia il primo mercatino di Natale in Italia è sorto a Bolzano, nel 1990, esso ha raggiunto, negli anni, importanti affluenze di visitatori.

Il testo è interamente tratto da Wikipedia, l’enciclopedia libera.

Raduno degli ex del 5° Bolsena a Cavazzo Carnico (UD) – 17 Settembre 2016

Con mio grande rammarico, e come peraltro espresso ai miei cari amici Ufficiali, non ho potuto partecipare a questo grande e storico evento. Ero però quantomeno presente nella mente e nel cuore, assieme ai tanti ex del Bolsena, testimone di questa importante celebrazione. Voglio quindi replicare quanto scritto da Paolo Blasi sul Blog del Quinto Bolsena con l’inserimento delle foto scattate da Francesco Allegretti, affinché tutti i miei ex commilitoni e non possano godere appieno di quanto ha segnato la storia il nostro glorioso Battaglione!

Cavazzo-Carnico-17-Settembre-2016

Programma Cavazzo Carnico (UD)

Oggi 17 settembre ci siamo riuniti a Cavazzo Carnico per commemorare, nell’ambito delle celebrazioni del quarantennale del terremoto, il nostro Antonino Vallerio morto là durante le operazioni di sgombero macerie. Il Sig. Sindaco, persona quanto mai gentile e disponibile, ci ha voluto al pranzo sociale. Gli abbiamo donato una targa contenente le seguenti parole:
“Noi, genieri del Battaglione Bolsena offriamo questa targa a tutta la popolazione di Cavazzo Carnico, grati per l’ospitalità ricevuta, a ricordo di una giornata indimenticabile e in memoria di Antonino Vallerio caduto qui nell’adempimento del  dovere. Cavazzo Carnico 17 settembre 2016”.

Questo slideshow richiede JavaScript.

Di seguito il discorso da me tenuto:

Sig. Sindaco, signore e signori convenuti,

siamo un gruppo di genieri del Battaglione “Bolsena” che grati per l’ospitalità ricevuta e in occasione della commemorazione del quarantesimo anno dal sisma del 1976 hanno avuto la possibilità di depositare una corona ai piedi delle lapidi affisse sul monumento ai caduti, in particolare di una di esse. E’ una corona che simboleggia parecchie cose: il peso della nostra vita professionale (che spesso si incrocia e scorre parallela a quella personale), il peso dei nostri ideali, dei nostri sacrifici, dei nostri momenti bui, delle nostre apprensioni per qualcosa che affrontavamo forti solo della teoria acquisita, del nostro buonsenso, e delle nostre capacità intrinseche, sostenute dall’esperienza accumulata, su cui dovevamo fare affidamento, ma soprattutto essa simboleggia il peso di giovani vite stroncate da un destino avverso, di questa in particolare a cui è dedicata. Antonio (Antonino) Vallerio nato a Palermo il 4 ottobre 1955 e morto qui a Cavazzo il 9 settembre 1977, effettivo a questo nostro 5° “Bolsena”. E consentitemi di affermare che non c’è niente di più simbolico e significativo, nella celebrazione del quarantennale del sisma, della storia di questo nostro giovane collega che, nato laggiù (in Sicilia) e morto quassù durante gli interventi di demolizione delle strutture pericolanti unisce e salda in modo ferreo ed indissolubile questa nostra splendida e mai troppo amata Italia a cui le nostre vite erano (e sono) dedicate.

Antonino 22 anni tanta voglia di vivere e tanta felicità quel 9 settembre 77 perché, oltre ad essere pervaso dal legittimo orgoglio di partecipare come militare alle operazioni di aiuto alle popolazioni colpite dal terremoto (sembra che i media dimentichino, e ciò si è ripetuto anche in recenti tragici episodi, l’esistenza dell’Esercito come strumento fondamentale di soccorso, e solo belle realtà come questa riescono a valorizzare il nostro operato) Antonino dicevo sarebbe dovuto andare a casa per una licenza la sera stessa, dopo periodi di lavoro estenuanti su autocarri (era autista) grossi lenti e difficili da manovrare in condizioni ambientali non certo ottimali, con quel pulviscolo che velava il sole, entrava nei polmoni e lasciava in bocca uno strano sapore, il sapore di “Orcolat” (come qui è stato battezzato il terremoto, il grande terribile Orco) sapore al quale noi tutti eravamo ormai abituati e che faceva ormai parte delle nostre vite mentre ci davamo da fare per cercare di rimediare in qualche modo ai danni che l’immane tragedia aveva provocato.

Antonino quel giorno era invece atteso da un brutale epilogo, lo attendeva la fine delle sue speranze, dei suoi sogni di bravo ragazzo solare ed entusiasta, del suo futuro. E allora l’unico futuro a cui il nostro allora giovane e sfortunato collega può ambire adesso risiede nel nostro ricordo, nella correttezza e limpidezza delle nostre azioni, nel poterci guardare in viso l’un l’altro e scorgere solo orizzonti puliti ed incontaminati, affinché il suo sacrificio abbia seppur minima e labile, una giustificazione. Ecco, tutto questo depositiamo con questa corona, insieme all’onore, alla dignità, alla lealtà, quei valori che da sempre hanno costituito punto di riferimento della nostra esistenza. Onore a Lui e a tutti quelli che insieme a Lui sono ricordati in quell’austero monumento che si staglia contro panorami di commovente (e oggi anche struggente) bellezza. Grazie Sig. Sindaco di averci ospitato e permesso questa per noi importante commemorazione qui nel Suo paese che, ce lo consenta, sentiamo anche un po’ nostro. Concludo auspicando prosperità e pace per tutti e ..che S.Barbara ci protegga.

Paolo Blasi
articolo-del-messaggero-veneto-del-2-ottobre-2016

Articolo del Messaggero Veneto del 2 Ottobre 2016

Cara mamma …

Cara mamma Anna ...

Ciao cara mamma, oggi è il tuo giorno, il giorno dedicato a tutte le mamme di questa terra ed ai loro figli che con tenerezza ricordano il loro angelo custode.

Il mio ricordo oggi vuole essere privo di tutta quella sofferenza che ha segnato parte della tua vita, voglio ricordarmi di te nei momenti felici quando eri sempre presente nella mia vita, amandomi incondizionatamente in silenzio.

Voglio dedicarti con amore eterno una bellissima poesia scritta da una mia cara amica, Julietta Moranduzzo, che oggi ha voluto dedicare alla sua cara mamma.

Giorgio

A voi, che mi avete fatto mamma…

Mentre il mio sguardo si perde nel tempo…
tra giochi, sorrisi ed il mare…
in quel primo battito,
in quel primo pianto,
sono lì…
seduta tra i vostri istanti di vita,
tenendovi per mano,
mentre piano abbracciate la vita,
mentre stringo giorni incantati,
ricolmi di voi…
Verrò nei pensieri,
e con dolcezza
accarezzerò i vostri passi.
E sarà solo un lieve vento
che neanche vi accorgerete,
di un sottile bacio,
che ogni giorno,
vi sfiorerà…

(A te, che sei lassù, un bacio, una lacrima, un sorriso. TVTB)

Vite spezzate, il taglio degli alberi

Anche gli alberi sono vite, rappresentano la vita e fanno parte della nostra vita quotidiana. Troppo spesso purtroppo con estrema faciloneria, ignoranza ed imbecillità sono vite spezzate a causa dell’uomo. Tagliare un albero è facile, non parla e non scappa, ma è comunque una vita. Riflettiamo ogni qualvolta decidiamo di fare un’azione del genere, se veramente sia necessaria o se è sufficiente una potatura fatta da personale esperto, e non da chi si improvvisa in questo mestiere. Non sottovalutiamo inoltre che l’albero è una casa, una casa per gli animali che vivono in natura.
 
 
Nella vita bisogna fare tre cose: fare un figlio, scrivere un libro, piantare un albero
(Detto zen)
 
Fate come l’albero, che cambia le foglie e conserva le radici. Cambiate le vostre idee e conservate i princìpi
(Anonimo)
 
Le foreste precedono i popoli, i deserti li seguono
(François-René de Chateaubriand)

Automotrice Aln 772 linea Empoli Siena anno 1978

E’ un piccolissimo spezzone di video da me montato e girato in super 8 dall’amico nonché compagno di liceo Alberto Bottiglione, durante una gita scolastica a Siena. Le riprese sono dalla cabina dell’automotrice e del percorso della linea, ovviamente con i difetti della pellicola e del tempo. L’audio è stato tratto dal video “Come si conduce una ALn 772” presente su YouTube canale Supertrainx.

Analisi del 2015

I folletti delle statistiche di WordPress.com hanno preparato un rapporto annuale 2015 per questo blog.

Ecco un estratto:

La sala concerti del teatro dell’opera di Sydney contiene 2.700 spettatori. Questo blog è stato visitato circa 12.000 volte in 2015. Se fosse un concerto al teatro dell’opera di Sydney, servirebbero circa 4 spettacoli con tutto esaurito per permettere a così tante persone di vederlo.

Clicca qui per vedere il rapporto completo.

La mia ferrovia

Sono nato vicino alla ferrovia e sin da piccolo ho sempre avuto una grande passione e rispetto per tutto il mondo ferroviario. Ricordo ancora che d’estate, quand’ero a casa da scuola, con mio fratello maggiore Mauro ci alzavamo molto presto la mattina, quasi all’alba ed all’insaputa dei genitori, ed aspettavamo nei pressi della ferrovia il passaggio di una macchina a vapore, credo fosse una GR 740 
in quanto gli assi erano quattro, ma il ricordo è confuso. Era un’emozione grande sentirla provenire da Monselice in direzione Padova, a quasi un chilometro di distanza e dove la linea fa una curva e passa sopra ad un ponte, ansimare e quasi “scoppiettare” per l’apertura della valvola da parte del macchinista. Locomotiva a vapore FS GR 740.038Ho viaggiato tanto in treno da piccolo, mio padre mi portava a Padova ogni Sabato assieme alla mamma ed al fratello maggiore. Partivamo con il famoso treno “El Rovigoto” alle 13.25 da Battaglia Terme, convoglio trainato dalla famosa “signorina” GR 625, e lentamente, con la calma e la flemma che contraddistingue il treno a vapore, arrivavamo a destinazione. L’attesa poi nella stazione di Padova per il ritorno era quasi un rito; comodamente seduto sui sedili delle famose “littorine”, le automotrici ALn 556 Fiat, mi divertivo ad osservare quasi a volte impaurito, l’enorme colonna di vapore che una locomotiva, ferma al binario 6, sprigionava dalla valvola di sicurezza. Ho continuato a viaggiare ancora per tanti anni in treno (quasi 25), prima da studente e poi per lavoro, facendo il pendolare quotidianamente, ed ho quindi vissuto ed assimilato interiormente la ferrovia che inesorabilmente mi è entrata nel sangue. Questi sono i ricordi della mia ferrovia, luogo in cui sono nato nel 1960 e cresciuto. Questi sono i ricordi fortunatamente conservati su qualche video che ritrae la mia stazione ferroviaria, Battaglia Terme in provincia di Padova, ed al suo territorio circostante, con brevi e fugaci accenni anche ad altre realtà e viaggi. Ora il bel giardinetto della stazione sempre ben curato, la piccola fontanella con i pesci rossi orgoglio del Capo stazione, lo storico magazzino, i caselli ferroviari, il passaggio a livello e tutto lo scalo merci con la sua lunga storia non esistono più.

Tutto questo è frutto delle scelte dell’uomo,

giuste o sbagliate che siano.

Ora purtroppo sono costretto a viaggiare in auto, ma Dio sa quanto desidererei evitarlo. Ritornare al gusto ed al piacere di viaggiare in treno, per poter parlare con la gente oppure leggere un libro, o solo per appoggiare la testa al finestrino ed osservare il paesaggio che corre, e serenamente chiudere gli occhi poiché il ritmo scandito dalle ruote che scivolano sulle rotaie, rotto di tanto in tanto dal passaggio sugli scambi, inevitabilmente ti culla. E’ proprio vero che…il primo amore non si scorda mai. Un grazie particolare va ai miei genitori che sin da bambino mi hanno reso spettatore del vero mondo della ferrovia, ed a mia moglie Debora ed a mio figlio Giacomo.

Incontro degli ex del 5° Bolsena – 6 Giugno 2015

Mi devo scusare con gli amici del Quinto, ma sono riuscito a realizzare questo video dopo più di un mese dallo svolgimento del raduno.

E’ stata una giornata splendida, non solo all’insegna della solida amicizia che contraddistingue gli ex del Bolsena, ma soprattutto per un pezzo di cultura storica in più. Né io né mia moglie Debora eravamo al corrente dell’esistenza della chiesetta di San Mauro di Premariacco (UD) e del suo grande significato e valore storico.

Oggi devo francamente dire di aver imparato qualcosa in più, soprattutto legato alla storia della nostra amata Patria.

Paolo Blasi - Cappella A.N.G.E.T.  6 Giugno 2015

Paolo Blasi – Cappella A.N.G.E.T. 6 Giugno 2015

“E va bene eccoci ancora qua  a riempirci gli occhi della nostra vista e a irrorare le nostre menti con i benefici influssi che i ricordi che senz’altro suscitiamo osservandoci, esercitano sui nostri animi. Animi che ritengo sensibili e pragmatici, leali e solari, costruttivi e determinati. Questi sentimenti che vi esprimo hanno in qualche modo condizionato la scelta del luogo dell’odierno incontro perché sono dell’avviso che questa piccola chiesa che senz’altro richiama a pace e fratellanza,   sia un grande  simbolo di quello spirito di coesione, sacrificio e sofferenza  tramite il quale si possa giungere a costruire un legame ideale con il cielo, ed è lo stesso spirito che ho trovato quando giovane di belle speranze varcavo la soglia della Spaccamela nell’ormai lontano 1973, spirito certamente sepolto all’inizio sotto un cumulo di coercizioni, di oggettive incombenze  gerarchiche, di presa di contatto con una realtà che solo teoricamente avevamo intravisto e che si appalesava in modo a volte brutale e improvviso e contro cui  lottavamo cercando di non farci sopraffare e scoraggiare, ma sotto cui trovavamo solidarietà, coesione, collaborazione, insomma quello spirito di corpo che oggi vogliamo celebrare e ricordare.  Sì costruire perché a differenza di quello che potrebbe sembrare ai nostri detrattori noi siamo stati creati soprattutto per costruire, fortificazioni, ricoveri, opere difensive , baluardi strade ponti e..tutto il resto (la nostra preghiera appena letta  peraltro è chiara su questo).  I nostri interventi di pubblica utilità hanno poi esaltato questa nostra tendenza ad edificare rendendoci orgogliosi delle nostre capacità di  intervenire là dove le esigenze  sia in emergenza che per utilità sociale  lo richiedevano.  Qualcuno qui ha edificato nel 1943 (così come prima abbiamo letto) perché questo era a quel tempo il monumento alla speranza, alla proiezione verso un futuro di pace che in quel momento si intravvedeva molto lontana attraverso i fumi di una guerra  totale, brutale, disumana e feroce. E qualcuno qui poi ha voluto perpetuare quelle sensazioni ristrutturando queste mura che erano state abbandonate agli strali del tempo e quelli non potevano che essere dell’arma che costruisce:  genieri.  Sì sono immerso in un’atmosfera di condivisione che mi viene in qualche modo alimentata dalle  tante dimostrazioni di affetto, dalle tante dichiarazioni di appartenenza che mi vengono esternate sia tramite il nostro sito, sia tramite i social network, sia personalmente  tramite telefonate, e messaggi individuali che non mi stancherò mai di ricevere e di gradire. Ma una cosa volevo ancora dire: il 6 maggio u.s. (data significativa)  sono stato con Carlo Baldracchini in quel di Osoppo dove abbiamo operato nel ’76 e non vi nascondo il grande stupore quando presso gli uffici comunali e presso la biblioteca tanti cittadini di Osoppo, dopo 39 anni, si ricordavano di lui, (magari lo ricordavano come Attila ma questo poteva anche starci, visto che eravamo incaricati di demolire le strutture pericolanti che incombevano pericolose dopo il sisma) ma lo ricordavano con affetto e stima. E allora anche questo è un simbolo, di quanto la società ci apprezzi e ci consideri come costruttori di pace  e strumenti validi ed efficaci di soccorso sia in emergenza, sia per normale intervento di manutenzione di opere pubbliche. Ogni volta che organizzo questi incontri la decisione viene subito inseguita da perplessità, dubbi incertezze, chissà come andrà, quanti saremo, mi sono dimenticato di qualcuno (anzi mi raccomando quando sapete di questi incontri divulgate a vostra volta perché ognuno di noi è parte essenziale di un insieme coeso e importante)  ma poi quando sono qui davanti a voi e vi guardo ogni perplessità, dubbio, tentennamento vengono meno e il passato epico, esaltante, eccitante ritorna imperioso a mostrarsi e ogni incertezza scompare lasciando luogo ad un presente che sì è vero, colloca le proprie basi sulle trascorse vicende e avventure ma che prospetta un futuro fatto di numerosi e soddisfacenti incontri in cui continueremo a guardarci per perpetuare la bontà delle nostre convinzioni e la linearità dei nostri comportamenti ancor più rafforzati dai nostri reciproci scambi di vedute, e allora deponiamo sulla corona che tra un attimo dedicheremo ai nostri morti anche i nostri mai abbastanza invocati buoni sentimenti  a cui la nostra vita si è sempre improntata.  Ecco termino dedicandovi ancora un saluto e un grazie sentito e sincero (un pensiero a quelli che per essere qui oggi si sono sobbarcati parecchie  ore di viaggio!), grazie di nuovo.” 

Paolo Blasi

I video di Canale fiorito a Battaglia Terme (PD)

Ogni anno si svolge tendenzialmente nella prima Domenica di Maggio questa manifestazione che tende a valorizzare il centro storico di Battaglia Terme lungo le vie che affiancano il canale Bisatto, o Bisato. Attraverso quindi addobbi floreali dei ponti, l’allestimento di giardini sul sagrato della Chiesa Vecchia, imbarcazioni preparate per l’occasione e modelle acconciate e truccate in stile floreale dalle parrucchiere del paese si da vita ad uno spettacolo insolito e suggestivo. Non mancano le gite turistiche in barca organizzate dal Circolo Remiero El Bisato, le varie esibizioni tra le quali quella della Mabo Band e delle Majorettes Folk Veneto, le composizioni ed addobbi con frutta fresca dell’Unione Cuochi Regione Veneto e le bancarelle che espongono prodotti floreali ed artigianali di tutti i tipi e per tutti i gusti, con un occhio particolare alle produzioni artigianali ed artistiche.

Nel primo corto abbiamo voluto però uscire dai binari del consueto servizio video, raccontando una storia fantastica ed affascinante che lega il passato al presente di questo meraviglioso piccolo paese d’acque.  Non volendo escludere nessuno degli organizzatori, e scusandoci anticipatamente con tutti, vogliamo porre un sincero ringraziamento all’Amministrazione Comunale di Battaglia Terme ed ai vari Assessori alla Cultura che si sono succeduti negli anni, alla Pro Loco ed a tutti i commercianti di Battaglia Terme, ai “vecchi barcari” che hanno reso possibile le gite in barca con visite guidate al “Museo della Navigazione Interna”, ai vari ristoranti del paese che ci hanno deliziato di profumi primaverili con la loro arte culinaria e, non per ultima, la oramai mitica “ostaria al barcon” che ci ha deliziati di panini e vin bon.