La mia ferrovia

Sono nato vicino alla ferrovia e sin da piccolo ho sempre avuto una grande passione e rispetto per tutto il mondo ferroviario. Ricordo ancora che d’estate, quand’ero a casa da scuola, con mio fratello maggiore Mauro ci alzavamo molto presto la mattina, quasi all’alba ed all’insaputa dei genitori, ed aspettavamo nei pressi della ferrovia il passaggio di una macchina a vapore, credo fosse una GR 740 
in quanto gli assi erano quattro, ma il ricordo è confuso. Era un’emozione grande sentirla provenire da Monselice in direzione Padova, a quasi un chilometro di distanza e dove la linea fa una curva e passa sopra ad un ponte, ansimare e quasi “scoppiettare” per l’apertura della valvola da parte del macchinista. Locomotiva a vapore FS GR 740.038Ho viaggiato tanto in treno da piccolo, mio padre mi portava a Padova ogni Sabato assieme alla mamma ed al fratello maggiore. Partivamo con il famoso treno “El Rovigoto” alle 13.25 da Battaglia Terme, convoglio trainato dalla famosa “signorina” GR 625, e lentamente, con la calma e la flemma che contraddistingue il treno a vapore, arrivavamo a destinazione. L’attesa poi nella stazione di Padova per il ritorno era quasi un rito; comodamente seduto sui sedili delle famose “littorine”, le automotrici ALn 556 Fiat, mi divertivo ad osservare quasi a volte impaurito, l’enorme colonna di vapore che una locomotiva, ferma al binario 6, sprigionava dalla valvola di sicurezza. Ho continuato a viaggiare ancora per tanti anni in treno (quasi 25), prima da studente e poi per lavoro, facendo il pendolare quotidianamente, ed ho quindi vissuto ed assimilato interiormente la ferrovia che inesorabilmente mi è entrata nel sangue. Questi sono i ricordi della mia ferrovia, luogo in cui sono nato nel 1960 e cresciuto. Questi sono i ricordi fortunatamente conservati su qualche video che ritrae la mia stazione ferroviaria, Battaglia Terme in provincia di Padova, ed al suo territorio circostante, con brevi e fugaci accenni anche ad altre realtà e viaggi. Ora il bel giardinetto della stazione sempre ben curato, la piccola fontanella con i pesci rossi orgoglio del Capo stazione, lo storico magazzino, i caselli ferroviari, il passaggio a livello e tutto lo scalo merci con la sua lunga storia non esistono più.

Tutto questo è frutto delle scelte dell’uomo,

giuste o sbagliate che siano.

Ora purtroppo sono costretto a viaggiare in auto, ma Dio sa quanto desidererei evitarlo. Ritornare al gusto ed al piacere di viaggiare in treno, per poter parlare con la gente oppure leggere un libro, o solo per appoggiare la testa al finestrino ed osservare il paesaggio che corre, e serenamente chiudere gli occhi poiché il ritmo scandito dalle ruote che scivolano sulle rotaie, rotto di tanto in tanto dal passaggio sugli scambi, inevitabilmente ti culla. E’ proprio vero che…il primo amore non si scorda mai. Un grazie particolare va ai miei genitori che sin da bambino mi hanno reso spettatore del vero mondo della ferrovia, ed a mia moglie Debora ed a mio figlio Giacomo.

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