Rientro in sede, di Carlo Baldracchini

Si comincia a parlare di rientro in sede per il termine esigenza

Stazione FF.SS. di Udine - 1981

Piazzale antistante alla stazione FF.SS. di Udine anno 1981, rientro del Quinto Battaglione Genio Pionieri Bolsena alla Caserma Pio Spaccamela dal terremoto della Campania. Da sinistra il Generale Chiari e l’Onorevole Martino Scovacricchi, Sottosegretario alla Difesa.
(Foto Bolsena)

Volendo paragonare la precedente nostra lunga esperienza vissuta, solo qualche anno prima, in occasione delle operazioni di soccorso, e non solo, condotte in Friuli-Venezia Giulia per analoga esigenza che impegnò la nostra Unità per circa due anni consecutivi, sembrò a tutti che il sentir parlare di programmi di rientro in sede, fatto salvo il gruppo di lavoro in procinto di trasferirsi a Napoli entro pochi giorni, solo dopo una permanenza in zona di circa 3 mesi, fosse prematuro visto il tanto lavoro che c’era ancora da fare, almeno nella nostra area di intervento. L’idea che mi sono fatto, anche per avervi trascorso quasi l’intero 1982, è che l’ambiente in cui fummo necessariamente costretti ad operare si mostrò spesso ostile alla nostra conduzione dei lavori da cui, gli stessi locali non traevano vantaggi diretti.

E’ anche intuibile desumere che, sin dall’inizio dell’emergenza fosse già stato previsto da parte dello SME di limitare l’impegno dei Reparti affluiti alle sole operazioni di soccorso. Ma tornerò più avanti sull’argomento per esplicare meglio il concetto appena espresso facendo riferimento ad alcuni inconvenienti che ci capitarono nel corso dei lavori per la realizzazione del Villaggio Esercito.

Per riprendere il filo del discorso, le partenza della mia Unità per il suo rientro in sede vennero scaglionate come di seguito indicato:

– il primo reparto a lasciare Salerno con vettore Ferroviario, fu la 3^cp.p. del Cap. Turco. L’evento si verificò il giorno 7 gennaio 1981 dopo un periodo di affiancamento con la 2^cp.mn. del Cap.Nelli affluita in zona una ventina di giorni prima per sostituirlo,

– il secondo scaglione anch’esso su vettore ferroviario, costituito dalla 2^cp.p. del Cap. Camassa, dalla 2^cp.mn. del Cap. Nelli e il pl.gua. inquadrato nella 1^cp.p. del Cap. De Luca (sostituito per l’occasione da un Ufficiale Subalterno), dal momento che il resto del reparto unitamente al personale della cp.Cdo e pa. fu costretto a rimanere, parte in zona per la prosecuzione dei lavori e parte perché trasferitosi a Napoli per il nuovo affidamento a Napoli affidato alla nostra Unità. La sua partenza da Salerno si verificò il 6 febbraio,

– il terzo e ultimo scaglione, costituito 2 pl.p. della 1^cp.p. e da ciò che rimaneva del personale della cp.Cdo e pa. e del suo residuo parco macchine (macchine movimento terra e autoribaltabili) rientrò in sede per via ordinaria giungendo a Udine il 17 febbraio.

Qualche considerazione sull’impegno sino ad allora portato a termine

Dalla lettura degli articoli della stampa locale, dell’epoca, emergono giudizi decisamente positivi sull’opera svolta dal personale di tutte le Unità impegnate nella fase emergenziale con particolare riferimento al nostro 5°btg. risultato il più impegnato anche per essere stato, numericamente, di entità superiore agli altri in termini di personale e mezzi impiegati e, oltretutto, per aver dovuto proseguire il proprio impegno nelle aree terremotate, distaccando a Napoli un cospicuo gruppo di uomini e mezzi per la realizzazione di un insediamento abitativo provvisorio all’interno di una Caserma dismessa, da completarsi entro il mese di giugno dello stesso anno.

E proprio per essere stato il primo a partire per le zone terremotate e l’ultimo a rientrare a Udine e aver coordinato e seguito la quasi totalità delle operazioni svolte dai reparti alle dirette dipendenze, mi sento di poter affermare, condividendo il giudizio espresso dalla stampa, che, di fronte alle tante immagini di morte, distruzione e desolazione, i nostri giovani genieri, sotto l’abile e cosciente guida dei rispettivi Ufficiali e Sottufficiali si sono comportati con volontà ed impegno acquisendo una maturità e un’esperienza umana che certo non potranno scordare più. Gli stessi si sono poi guadagnati la stima e la sincera riconoscenza di molti, adulti e bambini che li hanno visti lavorare duramente e affrontando grandi sacrifici. E tantissimi sono gli episodi commoventi ed estremamente significativi che hanno legato, nell’impegno comune contro la tragedia, i soldati alle popolazioni meridionali. Ma per i sinistrati, gli Ufficiali, Sottufficiali e Truppa hanno fatto anche di più: si sono prodigati, per esempio, per rendere meno tristi le Feste di Natale e di Capodanno che moltissimi dei superstiti hanno trascorso fuori delle case distrutte e con l’angoscia nei cuori per la perdita dei loro cari.

L’avventura, solo in parte conclusasi con il rientro in sede dei Reparti, ebbe, come anticipato, un prodromo per avere, attuato con il decentramento a Napoli, effettuato con mandate successive, a partire dal 15 gennaio , un qualificato e consistente gruppo di lavoro costituito da 42 persone – per l’esattezza: 2 Ufficiali (tra cui chi scrive), 4 Sottufficiali e 36 militari di truppa specializzati – e una serie di mezzi (macchine movimento terra di vario tipo e autoribaltabili pesanti) per fornire un ulteriore contributo a risolvere i problemi abitativi della città. Nella pagine che segue, è riportato “Riepilogo delle attività complessivamente svolte durante la fase di soccorso.

Riepilogo delle attività

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