La solidarietà, di Carlo Baldracchini

Operazioni di soccorso alle popolazioni della Campania e Basilicata

colpite dagli eventi sismici (novembre 1980 – febbraio 1981)

 

5° Battaglione Genio Pionieri Bolsena

5° Battaglione Genio Pionieri Bolsena

Si replica al servizio del Paese all’insegna della solidarietà

A distanza di poco più di 4 anni dalla tragedia che colpì la nostra Regione, coinvolgendo nella specifica circostanza, anche i nostri affetti più cari per la presenza in zona delle rispettive famiglie, il personale dell’ Unità, al completo, venne chiamato ancora una volta a dare un’ ulteriore dimostrazione delle sue capacità reattive in analoga situazione emergenziale e una nuova testimonianza del suo alto senso del dovere con slancio di solidarietà, questa volta, nei confronti delle popolazioni della Campania e Basilicata colpite dal gravissimo sisma, valutato oltre il 9°grado della scala Mercalli, delle ore 19.36 del 23 novembre 1980.

Articolo de "Il Mattino di Napoli" del Novembre 1980

Articolo de “Il Mattino di Napoli” del Novembre 1980

Di tale disastroso fenomeno, non avvertito nella nostra Regione, chi scrive, ne venne inizialmente a conoscenza dai mezzi di informazione e, successivamente, in seguito alla sua convocazione per l’immediata presenza in Caserma unitamente a quella degli altri Ufficiali con responsabilità di comando allargata ai Capi Servizio del btg., pervenuta telefonicamente dallo stesso Comandante, il Ten.Col. Michele Squadrone, per essere stata la nostra Unità, precettata, per concorrere, assieme ad altre Unità del Nord-Est, alle operazioni di soccorso alle popolazioni colpite dal sisma.

Nel corso della riunione, svoltasi a notte inoltrata, oltre alla conferma della precettazione del personale vennero definiti:

– la suddivisione dell’Unità in quattro scaglioni di movimento, tre per via ferrovia (per il trasporto del personale e dei relativi mezzi comuni e delle macchine movimento terra) subordinandone la partenza alla disponibilità, da parte delle FF.SS., di carri speciali e uno per via ordinaria, relativamente al trasferimento degli autocarri con cassone ribaltabile con relativi conduttori e capi-macchina;

– le date di partenza con inizio, la prima dal giorno 25 e le altre, una per ciascuno dei tre giorni successivi.

Per quanto attiene ai compiti attribuiti, a chi scrive, a quel tempo Capo Ufficio Operazioni e Addestramento dell’Unità, venne affidato l’incarico, precedendo di una giornata la partenza della prima aliquota, di trasferirsi in zona per prendere i preventivi contatti con il Comando Genio delle Regione Militare Meridionale, con sede nella Caserma “G.Amico” di Caserta, la stessa del 7° btg.g,p. Timavo, sia per avere notizie sui tempi di afflusso in zona degli scaglioni di movimento della nostra Unità e, in subordine, il loro scalo di resa, sia le indicazioni sulla dislocazione della infrastruttura destinata a Sede del nostro Distaccamento, e, infine avere informazioni sulla catena di Comando costituita per l’emergenza e la dislocazione del Centro Operativo da cui dipendere.

 

La macchina dei soccorsi del Bolsena si mette in moto

La notizia della partenza della nostra unità con destinazione finale a Salerno, tratta dalla Rivista delle Forze Armate Italiane “Il Quadrante” del 31 dicembre 1980” riferisce, dandone risalto: “Il 25 novembre inizia da Udine il trasferimento del btg. Genio “Bolsena” (400 uomini e 80 macchine operatrici), unità particolarmente attrezzata per l’intervento in caso di pubbliche calamità, già impiegata in occasione del terremoto del Friuli”.

 

L’accoglienza in zona non corrispose alle nostre aspettative

Raggiunta in treno Caserta, nella tarda mattinata del 25 novembre, assieme al SU. designato quale “furiere fuori alloggiamento”, il Mar.Magg. Luigi Albano, chi scrive, apprese con rammarico, nel corso del colloquio intrattenuto con il Cte. del Genio della Regione Militare Meridionale, Gen.Brg. Dante di Furia che questi, ignorando del tutto la notizia del prossimo afflusso in zona della nostra Unità, non fosse in grado di fornirmi alcun dettaglio né sui tempi di afflusso degli scaglioni provenienti da Udine, né quale fosse lo scalo di arrivo dei convogli ferroviari, e, ancor più, la base d’appoggio destinata ad accoglierci e dove costituirvi il nostro distaccamento. Si limitò ad assicurarmi che la risposta ai quesiti da me posti avrei potuto, con certezza ottenerla rivolgendomi al Centro Operativo Provinciale di Salerno alle cui dipendenze eravamo stati designati dislocato presso la locale “Caserma Vicinanza”, cioè l’allora sede del Comando Zona.

I ricordi che ancora conservo di quell’incontro, decisamente sconfortanti soprattutto per la totale mancanza di disponibilità da parte del mio interlocutore, nei confronti di chi, come noi, aveva appena percorso in treno una distanza superiore agli 850 km trascorrendo la nottata quasi del tutto insonne e, sapendo di doverne fare altri 70 per raggiungere la città di Salerno utilizzando lo stesso mezzo di trasporto usato in precedenza e, per di più senza sapere come muoverci all’interno della località ove eravamo stati destinati, a e entrambi del tutto sconosciuta. Questo perché, alla esplicita richiesta, fatta da chi scrive, di poter disporre di un mezzo di trasporto leggero per raggiungere la località di destinazione e, per di più, poterci muovere al suo interno più agevolmente con i bagagli al seguito, mi venne risposto di non disporne, il che ci costrinse a riprendere il viaggio in treno e a utilizzare, per gli spostamenti cittadini, esclusivamente mezzi pubblici.

 

I primi approcci con il Centro Operativo Provinciale di Salerno

L’accoglienza riservataci dai colleghi del “Nucleo Genio” in turno di servizio presso il Centro Operativo, fu decisamente più cordiale di quella ricevuta nella mattinata. Furono doviziosi di notizie sulla situazione in generale riguardante le operazioni di soccorso in atto e sullo sviluppo che queste avrebbero potuto avere con l’afflusso nell’area del Salernitano della nostra Unità. Venimmo anche messi al corrente, nel dettaglio su:

– la dislocazione dell’infrastruttura militare dove costituire il nostro distaccamento e quelle degli Enti militari della zona cui appoggiarsi per i rifornimenti indispensabili alla sopravvivenza autonoma dell’Unità (viveri, carburanti, ecc.).

– le date di afflusso in zona dei vari scaglioni di movimento (per ferrovia e/o per via ordinaria) in cui era stata articolata l’Unità, e in subordine, lo scalo e i tempi di afflusso dei convogli, il primo dei quali era previsto nella stessa serata;

Riferendomi alla medesima accoglienza ricevuta, devo dare ufficialmente atto, agli stessi colleghi, per essersi adoperati per offrirci un letto per la notte, pasti caldi e, soprattutto, per averci messo a disposizione un’ autovettura da ricognizione per muoverci, all’indomani, all’interno della città.

 

Il sopralluogo alla sede del Distaccamento destinato ad ospitarci

In previsione dell’afflusso, nella tarda serata dello stesso 26 novembre, del primo scaglione ferroviario proveniente da Udine, che sapevo trasportasse il personale e i mezzi della 3^cp.p. di formazione agli ordini del Cap.Antonio Turco, nonchè lo stesso Comandante del btg., mi feci l’obbligo, unitamente al SU., che mi accompagnava, di svolgere, come secondo impegno della giornata un accurato sopralluogo alla “Caserma Angelucci” di Salerno, della struttura cioè, che sarebbe poi diventata, per circa 2 mesi e mezzo, la sede del nostro distaccamento.

Nel corso del medesimo, assieme al SU., avemmo modo di constatare, l’idoneità della scelta fatta dal Centro Operativo di metterci a disposizione tale struttura, sia per il numero che per l’ adeguatezza degli ambienti già predisposti e, in parte già arredati, per alloggiare le circa 400 persone prossime ad affluire (tra Ufficiali, Sottufficiali e Militar), sia dei locali indispensabili ad assicurare la completa funzionalità del Comando e dei Servizi. Analoga considerazione venne fatta riferendoci agli spazi esterni che rilevammo, altresì, idonei sia a garantire una facile circolazione del grosso numero di automezzi e mezzi speciali portati al seguito dall’Unità, sia a ricavarci aree di sosta da adibire al parcheggio dei medesimi.

Nella stessa giornata trovammo il tempo e l’opportunità sia per stabilire gli indispensabili contatti con gli Enti Militari destinati ad approvvigionarci per garantire alla nostra Unità la completa autonomia funzionale (essenzialmente, viveri e carbo-lubricanti) e, sia per effettuare un sopralluogo al locale scalo ferroviario per verificarne l’agibilità, in previsione dell’arrivo del primo convoglio proveniente da Udine, previsto di lì a qualche ora.

Riferendomi al sopralluogo dello scalo, poi visitato, non ci fu difficile renderci subito conto di come, a causa delle sue ridotte dimensioni, il medesimo apparisse inadeguato all’esecuzione delle operazioni di scarico e di manovra dei mezzi ruotati del Genio più ingombranti, e tra questi, il lungo rimorchio “Bartoletti” adibito al trasporto dei mezzi del Genio, da effettuarsi obbligatoriamente a mano imponendo, conseguentemente,al personale preposto alla manovra di dover superare non poche difficoltà per riuscire nell’intento, cosa che puntualmente poi avvenne. E’ indubitabile che la scelta ricaduta sullo scalo della stazione di Salerno, concepita dal locale Centro Operativo, non fosse stata appropriata tenendo anche conto dell’esistenza nella vicina località di Pontecagnano (a 7 km da Salerno) di un’analoga struttura gestita dalle FF.AA. di ben più ampie dimensioni e quindi, molto più adatta dello scalo usato.

E questo non fu che il primo degli inconvenienti capitatici nel prosieguo della stessa giornata!

Successe infatti che, tra ore 21.00 e 22.00, nel pieno dello svolgimento delle impegnative operazioni di scarico dei mezzi, ci venne recapitato “brevi manu” un ordine di operazione immediata che prevedeva l’invio una nostra gruppo di lavoro in una località del Salernitano per partecipare a una operazione di primo soccorso, cui non potemmo sottrarci, trattandosi di un recupero di bambini coinvolti dai crollo di una scuola.

Non volendo anticipare i tempi sulle valutazioni che vennero tratte dopo aver eseguito con il massimo scrupolo quanto ci veniva ordinato, ritengo sia più opportuno farle precedere dalla “cronaca” degli avvenimenti che successero nella nottata dedicandole il sottostante paragrafo.

 

La cronaca di ciò che successe nel prosieguo della nottata

Poco prima delle 22.00, ca., nel pieno dello svolgimento delle operazione di scarico dei mezzi dai vagoni ferroviari già accennata, venne recapitato, a cura del Centro Operativi, direttamente nelle mani del nostro Comandante di btg., presente sul posto, l’ordine di inviare nostro personale e nostri mezzi, in misura da vagliare, in località di Senerchia distante 70 km ca. da Salerno, per supportare, l’operazione in corso di svolgimento, condotta da una squadra di VV.FF., presente in zona, per estrarre, dalle macerie della locale Scuola Elementare, un numero imprecisato di bambini coinvolti dal crollo della struttura.

La stringata comunicazione pervenuta nei termini descritti non dava ulteriori spiegazioni né sul numero di quelli ancora sotto le macerie né sulle loro condizioni. E, neppure, veniva dato a sapere, cosa poi ci facessero dei bambini a scuola, all’ora del violento sisma di tre giorni prima, verificatosi verso le ore 20.00.

Impossibilitati ad effettuare un qualsiasi riscontro, a chi scrive, venne attribuito, direttamente dallo stesso C.te l’incarico di organizzare, in breve l’operazione e di condurla in porto nel più breve tempo possibile.

Il primo problema che ci si pose, consistette nel sapere quale itinerario fosse da percorrere per raggiungere la località indicata, non disponendo di carte stradali della zona che, secondo logica, avrebbe dovuto necessariamente fornirci lo stesso Ente che ne aveva emanato l’ordine di provvedere. Si decise di soprassedere, nella speranza di trovare nei paraggi dello scalo almeno un distributore di carburanti aperto per potercene rifornire. Ho volutamente fatto riferimento al distributore di carburanti anche perché oltre alla carta stradale eravamo quasi del tutto privi di carburanti e anche di questi dovevamo rifornirci sia per alimentare i mezzi di trasporto che le attrezzature del Genio da portare al seguito.

Certi nella “buona sorte” (e, lo fummo!) si rese quindi necessario allestire, in tutta fretta, due autocarri medi, con al traino di ciascuno, un motocompressore pesante (SR – 25000), e di caricare sul cassone del relativo mezzo, le attrezzature indispensabili per l’esecuzione dell’intervento (martelli demolitori e perforatori con relative tubazioni) e mettere assieme una squadra composta da una decina di militari al comando di un Sottufficiale (il Serg.Magg. Francesco Allegretti) per poi partire, senza indugio, sperando di raggiungere prima possibile la località indicata distante ca. 70 km da Salerno, cosa che richiese, orientativamente, un paio d’ore.

Giunti sul posto, dopo aver percorso un itinerario a noi del tutto sconosciuto e, per di più disagevole e rischioso per la presenza sulla carreggiata di resti di macerie dovute ai crolli delle strutture abitative che lo fiancheggiavano, avemmo l’amara sorpresa di aver fatto un viaggio per nulla. Mi venne, infatti notificato dallo stesso Dirigente dei Vigili del Fuoco responsabile dell’area con cui ebbi l’occasione di parlare che la richiesta di concorso al Centro Operativo di Salerno, da lui inoltrata il giorno 23, cioè 2 giorni prima, riguardava il solo intervento di mezzi militari (pale caricatrici e autoribaltabili) con relativo personale conduttore/operatore per lo smassamento delle macerie della Scuola Elementare. Ebbe modo di precisarmi che nella medesima richiesta, rimasta poi inevasa, non era stato fatto alcun cenno al recupero di vittime, dal momento che, data l’ora tarda in cui si verificò il sisma, nessuno degli scolari che la frequentavano avrebbe potuto trovarsi all’interno della struttura.

L’unica considerazione che trassi dal “mancato intervento”, è che l’intero nostro gruppo, a causa di un’errata interpretazione e/o valutazione della richiesta aveva perso, diverse ore di sonno.

Dandone notizia degli esiti del medesimo all’Ufficiale in turno di servizio al Centro Operativo suggerii a questi di far promuovere un’apposita riunione per rivedere, assieme a un nostro rappresenta le procedure sino ad allora seguite nella trasmissione degli ordine esecutivi per evitare il ripetersi di quanto accaduto.

 

Viene formalizzata l’apertura del nostro distaccamento

Nei due giorni successivi, il 27 e 28 novembre, con l’afflusso degli ultimo tre contingenti (2 per ferrovia e 1 per via ordinaria) si ricostituisce al completo la nostra Unità e nel contempo si ufficializza la piena funzionalità operativa e logistica del 5°btg.g.p. BOLSENA con sede nella Caserma “Angelucci” di Salerno.

 Caserma “Angelucci” di Salerno

Caserma “Angelucci” di Salerno

Articolazione dell’Unità

All’ atto della sua apertura, avvenuta il 28 novembre, l’Unità risultava costituita da:

– un Comandante del Distaccamento, che si identificava nella persona del Comandante dell’Unità,

– un Comando Distaccamento, articolato su: Ufficio Maggiorità, Ufficio Operazioni, Ufficio Rifornimenti (con compiti di: approvvigionamento, gestione e distribuzione del Vettovagliamento e dei carbo-lubrificanti), e di un Ufficio Auto con annessa Officina leggera (per interventi di piccole riparazioni);

– tre compagnie Pionieri: la 1^ riforzata da un pl.guastatori del 3° btg. Verbano, la 2^ e la 3^;

– una compagnia Comando e Parco rinforzata da personale (SU. e Mil.Tr.) operatori di macchine movimento terra e conduttori di autoribaltabili.

Nel corso della permanenza in zona, orientativamente nei primi giorni di gennaio dell’anno successivo (1982) la 3^cp.p. venne sostituita, per essere destinata in altro incarico in località Venezia, dalla 2^cp.mn. del 1°btg.g.mn. “Garda” già in zona e operativa da qualche giorno.

 

Definizione delle intese e degli accordi presi in apposita riunione svoltasi presso il Centro Operativo

Il “mancato intervento”, in precedenza descritto, cui ne segui in secondo, anche questo “andato a vuoto” – cioè la richiesta di una pala caricatrice ruotata per la demolizione di un campanile (sic!) in una località distante ca. 50 km. da Salerno – che noi assicurammo, ma senza poter eseguire quanto veniva richiesto – costituì il motivo principale per far indire un’apposita riunione, che poi si svolse, presso il Centro Operativo, in uno dei primi giorni successivi all’ insediamento della nostra Unità.

Nel corso della medesima, sollevando l’argomento propugnato da chi scrive, emerse il convincimento, di tutti i convenuti, che fosse indispensabile, per evitare il ripetersi di simili episodi, creare un filtro tra la richiesta inoltrata dalle singole Amministrazioni Civili e la relativa concessione spettante allo stesso Centro Operativo, di subordinare qualsiasi richiesta di concorso al preventivo accertamento, sia della fattibilità che della priorità del medesimo intervento e sia alla definizione di quanto servisse in termini di personale e mezzi da parte della stessa Unità incaricata di svolgerlo.

Tale modifica alle procedure sino ad allora adottate, si rendeva tanto più necessaria per aver accertato che il personale in turno di servizio presso lo stesso Centro – Ufficiali del Genio col grado minimo di Capitano, per essere stabilmente impiegato con compiti d’Ufficio presso Comandi della zona – era privo di esperienze d’impiego dei mezzi del Genio fatte sul “campo” e per di più in situazioni come quella in cui erano stati chiamati ad operare e, per di più, dell’indispensabile conoscenza degli ultimi adeguamenti, introdotti, nell’ambito delle dotazione delle macchine movimento terra.

La proposta, integralmente accettata, che ci autorizzava, a condurre in proprio, su indicazioni del Centro Provinciale, l’ indispensabile attività ricognitiva, ci avrebbe messo nelle condizioni di individuare, nel nostro interno una tra le persone maggiormente esperte nell’attività richiesta da inviare sul posto (Ufficiale accompagnato, se il caso, da un Sottufficiale Specializzato) vuoi per assumere gli indispensabili contatti con le Autorità Locali e, vuoi per accertare la fattibilità di quanto richiesto valutandone l’impegno nel suo complesso. E, oltre a ciò ci consentiva a risultati della medesima ricognizione acquisiti, di meglio configurare l’unità di formazione da comporre, in termini di personale e mezzi da trasporto e la lavoro da utilizzare per l’impegno prefigurato, da sottoporre al Comandante di btg. e/o a chi per lui per le decisioni da prendere.

L’iniziativa presa, supportata dalla nostra esperienza maturate in analoga realtà e la disponibilità di una variegata tipologia di macchine movimento terra superiore, per qualità e quantità, a quella degli altri reparti del Genio operativi in zona, ci fornivano i presupposti per contenere all’indispensabile i tempi dei singoli interventi e di poter soddisfare più richieste in contemporanea che si rendeva necessarie in relazione alla vastità del territorio assegnato pur se limitato all’area settentrionale della Provincia di Salerno.

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