Prefazione, di Carlo Baldracchini

A quattro anni di distanza degli eventi tellurici che devastarono

il Friuli- Venezia Giulia la nostra Unità, al completo, concede il “bis

I prodromiCarlo Baldracchini

Per “prodromi” intendo riferirmi alla fitta serie di impegni assegnati, uno dopo l’altro, alla nostra Unità nei primi undici mesi del 1980 che misero a dura prova le strutture di Comando del Bolsena e tra queste, in particolar modo. l’Ufficio OA, per il continuo e assillante impegno richiesto al suo personale per individuare e pianificare le soluzioni tecniche da adottare – si pensi ai problemi prospettatisi relativi non tanto al montaggio quanto al varamento e abbassamento del lungo e pesante ponte di Chioggia – e in funzione di questi, scegliere tra le compagnie pionieri inquadrate, quella che fosse in grado, con opportune integrazioni di personale specializzato di fornire le migliori garanzie per portarli felicemente a termine. 

Mi sento di poter qui affermare, per i miei lunghi trascorsi in forza alla stessa Unità, che l’anno preso in considerazione, venne, da allora in poi, ricordato come quello più impegnativo della storia del 5°Bolsena, per essere stati coinvolti, quasi al completo, in una serie interventi, la totalità dei quali, una volta autorizzati e quindi assegnati, vennero portati a termine con pieno successo. 

In ordine di tempo, tali impegni riguardarono in ordine di successione:

– la realizzazione del lungo ponte (m. 341,38, complessivamente) Bailey DD in località Chioggia (Venezia), a favore della locale Amministrazione Comunale, che richiese, complessivamente, per l’attuazione delle tre fasi, progettuale, organizzativa e della messa in opera, 7 mesi di intenso lavoro;

– la sola progettazione di una struttura complessa, impostata su 2 ponti Bailey DS affiancati, di lunghezza, ciascuno, di metri 71,84), su configurazione longitudinale “a schiena d’asino”, per assicurare, il collegamento viario, nei due sensi di marcia, tra la banchina del Tronchetto e l’Isola Nuova sede dell’unico parcheggio esistente all’ingresso della città di Venezia, in sostituzione del fatiscente ponte in legno utilizzato, valutato, all’epoca, ai limiti del collasso. Nella sola fase organizzativa tale impegno richiese, al personale dell’Ufficio, circa 2 mesi di lavoro tra sopralluoghi, elaborazione del progetto, determinazione delle procedure di montaggio e dell’ organigramma del reparto e la determinazione degli oneri di spesa;

– lo svolgimento di una missione di ricognizione effettuata in Algeria nel periodo 11 – 18 ottobre, da una Delegazione costituitasi nell’ ambito del 5°Corpo d’Armata, di cui facevano parte: il Cte del Genio, Gen.Br. Giacomo Fino, con funzioni di Capo-Delegazione, il Cte del 5°btg., Ten.Col. Michele Squadrone e un Ufficiale Superiore, con funzione di interprete. Tale missione si proponeva di valutare l’impatto ambientale per la situazione creatasi in seguito al sisma del 10 ottobre, in vista di un possibile quanto probabile intervento della nostra Unità, per contribuire alle sole operazioni di soccorso alle popolazioni della località di El Asnam (già Orleansville e oggi Ech Cheliff) , posta a 200 km a Ovest della capitale Algeri e a 50 km dalla costa mediterranea, cioè di una città di 200.000 abitanti (prima del sisma) tra le più duramente colpita dalla scossa sismica delle ore 11.00 del 10 ottobre, valutata 7, 3 gradi della scala Richter, che provocò la morte di 2.500 persone e il ferimento di 50.00, oltre a determinare la quasi totale distruzione delle strutture abitative della località stessa.

E, proprio per garantirci dagli sviluppi che avrebbe potuto assumere la vicenda in previsione dell’ ipotizzato intervento di una nostra Unità di formazione, in tempi ristretti, si rese quindi necessario costituire, sin dalla partenza della stessa missione, un gruppo di studio allargato ai Capi-Sezione e ai Cti di cp. per definirne la sua composizione, in termini di personale, mezzi, attrezzature e materiali da portare al seguito.

C’è solo da aggiungere che l’impegno sino ad allora assicurato per garantire un intervento quanto più rapido possibile, così come lo richiedeva la situazione al fine di salvare vite umane, venne poi vanificato a causa delle lentezze burocratiche dei Ministeri della Difesa e degli Esteri di entrambi i Paesi, che fecero venir meno la decisione di parteciparvi.

Ignoravamo allora, che il risultato del “corposo” lavoro svolto dal gruppo di lavoro sarebbe potuto poi, per ironia della sorte, tornarci utile appena una ventina di giorni dopo, quando, cioè, la nostra Unità venne reclutata, al completo, per le operazioni di soccorso alle popolazioni della Campania e Basilicata. colpite dal devastante sisma del 23 novembre, che costituiranno l’argomento del prossimo racconto.

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