Il nostro libro degli ospiti, per i vostri commenti e suggerimenti

Il libro e’ aperto a tutti coloro che desiderano lasciare un commento, un suggerimento, una critica o un loro pensiero sul nostro sito. Noi accettiamo tutto, il positivo ed il negativo al fine di migliorarsi sempre e tutto questo non potra’ altro che farci immenso piacere!


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The book is open to all those people who desire to leave a comment, a suggestion, a criticism or one thought of theirs on our site. We accept everything, the positive one and the negative one with the purpose to always improve him and everything this won’t be able anything else other than stuffed immense to like!

Michele Granziero anno 1982/1983

Ciao Giorgio e grazie a te vedo che quell’anno di tanti anni fa ha lasciato il segno anche su di te….. Ti invio alcune foto del 1982, alcune in piazza d’armi in addestramento , altre al poligono del Cormor e altre alla carraia della Bevilacqua di guardia.
Alla prossima . Ciao Michele
P.S. : che notizie hai tu del Cap. Antonio Turco., sai per caso dove vive adesso?

 

Scaglione 1° “82 Compagnia Comando e Parco

Roberto Righetti anno 1984/1985

Salve a tutti,

tramite il blog sono arrivato qui, mi chiamo Righetti Roberto, sono di Verona ed ero in prima compagnia agli ordini del Capitano Marcello Pace, poi sono passato in terza compagnia che era comandata da un Sottotenente, ero Caporal Maggiore istruttore e provenivo dai paracadutisti.

Scaglione 9° “84

ricordo il grande Maresciallo Allegretti, grandissima persona…..spero di riuscire a partecipare a qualche raduno prima o poi, mi piacerebbe ritrovare i vecchi coomilitoni……appena riesco postero’ delle foto, tante foto che ancora conservo gelosamente

Le foto dei genieri

Ho creato questo spazio affinché tutti gli ex genieri del glorioso Quinto Battaglione Genio Pionieri Bolsena possano, se lo desiderano, inserire i loro ricordi attraverso le fotografie, dedicando una singola pagina per ogni ex del Bolsena. E’ un modo come un altro per portare alla mente la nostra storia, quella che abbiamo vissuto quando avevamo qualche anno di meno, per ricordare i nostri cari amici del periodo di naja, e ovviamente per creare un’occasione anche di incontro virtuale.

Qui di seguito avete un piccolo form da compilare se desiderate esporre anche voi le vostre fotografie, sarò io a contattarvi personalmente  per prendere accordi. A seguito lo slide che contiene alcuni scatti che molto gentilmente mi sono state concessi, nella speranza che ognuno di voi contribuisca alla realizzazione di questo piccolo ma importante progetto.

Come vi ho già specificato sarà mia cura dedicare una singola pagina ad ogni geniere che vorrà contribuire.

 

 

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A ricordo di Giuseppe Fanciullo

Domenica 8 Giugno 2014 - Località Picchi di Pertegada (UD)
Domenica 8 Giugno 2014 – Località Picchi di Pertegada (UD) – Gli ex del Quinto

Oggi Domenica 8 Giugno 2014 è stata una splendida giornata caratterizzata da eventi per me sicuramente positivi. Non è stato il consueto raduno, anche se devo dire che ogni raduno degli ex del Quinto Battaglione Genio Pionieri Bolsena mi emoziona sempre, e le ragioni personali sono tante, non solo legate ai ricordi, ma all’amicizia con i tanti ex che si rinsalda sempre di più, un grande valore che ci contraddistingue tutti! La giornata si è aperta con un sole meraviglioso ed un caldo estivo. Il mio primo regalo è stato ritrovare dopo quasi 34 anni l’amico di naja Antonio Giriolo, una grande emozione non c’è che dire, con il quale accompagnato dalla splendida e simpaticissima moglie Paola e dalla mia dolce metà Debora, abbiamo condiviso il viaggio di andata e ritorno verso Pertegada. Inutile dirlo, quante cose abbiamo ricordato del nostro periodo di vita che abbiamo vissuto assieme. La cerimonia di commemorazione del Sergente Giuseppe Fanciullo, morto in servizio a Isola Picchi di Pertegada il 10 luglio 1973, questa volta è stata caratterizzata dalla presenza dei fratelli e del cognato. La loro partecipazione ha destato una maggiore commozione, soprattutto perchè noi del Quinto ci siamo stretti a loro in silenzio, condividendo il dolore ancora purtroppo vivo e presente. Noi del Quinto, anche se Glorioso Battaglione oramai sciolto, non abbiamo mai smesso di aiutare ed aiutarci, è nel nostro DNA. Mi ha gratificato moltissimo stringere la mano alla sorella, al fratello ed al cognato di Francesco, mi sono sentito ancora una volta un Geniere che fa il suo dovere, e non solo come uomo ma anche come soldato italiano. La giornata si è poi come di consueto chiusa al ristorante, rigorosamente condita da un ottimo pesce, ottimo vino e soprattutto dalla grande amicizia!

Un sincero grazie a tutti i presenti, ed a quanti avrebbero voluto esserci ma impossibilitati, la prossima volta saremo sempre più numerosi!

IMPERVIA CEDANT

 

8 Giugno 2014 località Picchi di Pertegada (UD)

Cognato, sorella e fratello del Serg. Fanciullo

Discorso di Paolo Blasi

Carissimi (e carissime) eccoci qua di fronte a questa lapide, una delle pietre miliari che hanno, purtroppo, costellato il nostro cammino a volte faticoso e ingrato, difficile e arduo, che ci portava ad affrontare quelle asperità (“impervia”) che dovevamo abbattere (“cedant’) in aderenza al”dictat” del nostro motto o, perlomeno addomesticare!.

Intanto affrontando i1 percorso e aggredendo le “impervia” qualcuno si fermava, come il nostro povero collega che questa lapide ci rammenta, provocando, pur nell’angoscia che attanagliava i nostri cuori, sentimenti edificanti, sentimenti che, invece di scoraggiarci, costruivano intorno ai nostri animi corazze costituite da saldezza, coerenza, forza e profonda convinzione nel fatto che perseguivamo obiettivi importanti. E loro (i nostri caduti), Lui, rimanevano sempre al nostro fianco accompagnandoci durante il tragitto evolutivo della nostra professione e rimangono adesso tenaci nei nostri pensieri. Quando è morto io non c’ero ma la descrizione dell’accaduto mi ha colpito in modo significativo, infatti mi è stato detto che grande silenzio regnava su questo fiume di ampio respiro mentre l’esercitazione evolveva, le cose procedevano nel modo auspicato quando un clacson iniziò a risuonare nell’aria di una serata che voglio immaginare tersa e serena (qualcuno dei presenti c’era e spero me 1o possa confermare!); quel clacson era il suo grido disperato, sottolineava il momento supremo, l’attimo in cui tutto per lui si fermava, il momento in cui il suo futuro si dissolveva ingoiato dal fango che riempiva la sua bocca e che non lo faceva più respirare. Dolore angoscia costernazione. Ma adesso a distanza di tanti anni, è rimasta questa lapide che ci dà l’occasione di incontrarci di rivederci di riunirci e insieme di sostenere i nostri ricordi costruiti intorno ai mille episodi che ci vedevano protagonisti ma che il reciproco stimolo ce li fa visualizzare con maggior nitidezza.

Episodi che contribuivano a determinare la nostra compattezza il nostro amalgama L’inconsapevole certezza (sì inconsapevole perché allora, durante l’attivita di servizio l’evoluzione frenetica degli eventi impediva di soffermarci e meditare sugli accadimenti!) di far parte di un gruppo …speciale! E parte di quel gruppo speciale adesso è qui intorno al freddo marmo di questo cippo, riscaldato però dal calore dei nostri sentimenti. E’ bello essere qui tutti insieme per questo incontro che spero sia per tutti l’occasione per trascinare nell’attualità un passato a cui siamo senz’altro rimasti avvinti e che vorremmo sempre rinnovare e celebrare. Ma non vi ho detto niente di Lui: si chiamava Giuseppe Fanciullo nato a Giurdignano (LE) iL 2 marzo 1952 Operatore di macchine stradali è stato nominato sergente dal 5 settembre 1972 arrivato al 5″ Rgt. Genio il 10 ottobre 1972, morto a Isola Picchi (qui) il 10 luglio 1973. ll mezzo (un ‘Cantatore ATC 135) su cui aveva attraversato il ponte oggetto dell’esercitazione, si ribaltava in questo punto uccidendolo sul colpo. Qui tra noi ci sono i fratelli e il cognato del nostro commilitone ai quali, pur consapevoli di rinnovare un profondo e sempre attuale dolore, vogliamo però offrire la nostra solidarietà e la nostra compartecipazione coltivando noi tutti la speranza che questa commemorazione possa alleviare almeno in parte la sofferenza originata da quel dramma, e offrire loro senz’altro la certezza che il nostro caro Giuseppe (“Pino”) continui a vivere almeno nelle nostre menti.

Ecco termino questo breve mio dire auspicando che la deposizione che stiamo per effettuare della corona non sia solo una manifestazione di semplice esteriorità ma il simbolo dei nostri pensieri, delle nostre azioni della nostra limpidità e dei nostri buoni sentimenti, insomma della nostra vita.

 

Raduno degli ex del 5° Battaglione Genio Pionieri “Bolsena” – 8 Giugno 2014

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Oggi Domenica 8 Giugno 2014 è stata una splendida giornata caratterizzata da eventi per me sicuramente positivi. Non è stato il consueto raduno, anche se devo dire che ogni raduno degli ex del Quinto Battaglione Genio Pionieri Bolsena mi emoziona sempre, e le ragioni personali sono tante, non solo legate ai ricordi, ma all’amicizia con i tanti ex che si rinsalda sempre di più, un grande valore che ci contraddistingue tutti! La giornata si è aperta con un sole meraviglioso ed un caldo estivo. Il mio primo regalo è stato ritrovare dopo quasi 34 anni l’amico di naja Antonio Giriolo, una grande emozione non c’è che dire, con il quale accompagnato dalla splendida e simpaticissima moglie Paola e dalla mia dolce metà Debora, abbiamo condiviso il viaggio di andata e ritorno verso Pertegada. Inutile dirlo, quante cose abbiamo ricordato del nostro periodo di vita che abbiamo vissuto assieme. La cerimonia di commemorazione del Sergente Giuseppe Fanciullo, morto in servizio a Isola Picchi di Pertegada il 10 luglio 1973, questa volta è stata caratterizzata dalla presenza dei fratelli e del cognato. La loro partecipazione ha destato una maggiore commozione, soprattutto perchè noi del Quinto ci siamo stretti a loro in silenzio, condividendo il dolore ancora purtroppo vivo e presente. Noi del Quinto, anche se Glorioso Battaglione oramai sciolto, non abbiamo mai smesso di aiutare ed aiutarci, è nel nostro DNA. Mi ha gratificato moltissimo stringere la mano alla sorella, al fratello ed al cognato di Francesco, mi sono sentito ancora una volta un Geniere che fa il suo dovere, e non solo come uomo ma anche come soldato italiano. La giornata si è poi come di consueto chiusa al ristorante, rigorosamente condita da un ottimo pesce, ottimo vino e soprattutto dalla grande amicizia!

Un sincero grazie a tutti i presenti, ed a quanti avrebbero voluto esserci ma impossibilitati, la prossima volta saremo sempre più numerosi!

IMPERVIA CEDANT

 

Caro papà …

Festa_della_Repubblica_Gastone

Caro papà, non hai atteso molto per raggiungere la mamma,

so quanto hai sofferto per quella grande perdita.

Mai avrei pensato però che te ne saresti andato così,

così in fretta ma con una grande eleganza e con uno stile

che nella vita ti ha sempre contraddistinto.

A te ed alla mamma ve l’ho sempre detto in vita,

siete stati e siete due grandi genitori per me …

… vi amo e vi amerò per l’eternità.

Giorgio

Rientro in sede, di Carlo Baldracchini

Si comincia a parlare di rientro in sede per il termine esigenza

Stazione FF.SS. di Udine - 1981

Piazzale antistante alla stazione FF.SS. di Udine anno 1981, rientro del Quinto Battaglione Genio Pionieri Bolsena alla Caserma Pio Spaccamela dal terremoto della Campania. Da sinistra il Generale Chiari e l’Onorevole Martino Scovacricchi, Sottosegretario alla Difesa.
(Foto Bolsena)

Volendo paragonare la precedente nostra lunga esperienza vissuta, solo qualche anno prima, in occasione delle operazioni di soccorso, e non solo, condotte in Friuli-Venezia Giulia per analoga esigenza che impegnò la nostra Unità per circa due anni consecutivi, sembrò a tutti che il sentir parlare di programmi di rientro in sede, fatto salvo il gruppo di lavoro in procinto di trasferirsi a Napoli entro pochi giorni, solo dopo una permanenza in zona di circa 3 mesi, fosse prematuro visto il tanto lavoro che c’era ancora da fare, almeno nella nostra area di intervento. L’idea che mi sono fatto, anche per avervi trascorso quasi l’intero 1982, è che l’ambiente in cui fummo necessariamente costretti ad operare si mostrò spesso ostile alla nostra conduzione dei lavori da cui, gli stessi locali non traevano vantaggi diretti.

E’ anche intuibile desumere che, sin dall’inizio dell’emergenza fosse già stato previsto da parte dello SME di limitare l’impegno dei Reparti affluiti alle sole operazioni di soccorso. Ma tornerò più avanti sull’argomento per esplicare meglio il concetto appena espresso facendo riferimento ad alcuni inconvenienti che ci capitarono nel corso dei lavori per la realizzazione del Villaggio Esercito.

Per riprendere il filo del discorso, le partenza della mia Unità per il suo rientro in sede vennero scaglionate come di seguito indicato:

- il primo reparto a lasciare Salerno con vettore Ferroviario, fu la 3^cp.p. del Cap. Turco. L’evento si verificò il giorno 7 gennaio 1981 dopo un periodo di affiancamento con la 2^cp.mn. del Cap.Nelli affluita in zona una ventina di giorni prima per sostituirlo,

- il secondo scaglione anch’esso su vettore ferroviario, costituito dalla 2^cp.p. del Cap. Camassa, dalla 2^cp.mn. del Cap. Nelli e il pl.gua. inquadrato nella 1^cp.p. del Cap. De Luca (sostituito per l’occasione da un Ufficiale Subalterno), dal momento che il resto del reparto unitamente al personale della cp.Cdo e pa. fu costretto a rimanere, parte in zona per la prosecuzione dei lavori e parte perché trasferitosi a Napoli per il nuovo affidamento a Napoli affidato alla nostra Unità. La sua partenza da Salerno si verificò il 6 febbraio,

- il terzo e ultimo scaglione, costituito 2 pl.p. della 1^cp.p. e da ciò che rimaneva del personale della cp.Cdo e pa. e del suo residuo parco macchine (macchine movimento terra e autoribaltabili) rientrò in sede per via ordinaria giungendo a Udine il 17 febbraio.

Qualche considerazione sull’impegno sino ad allora portato a termine

Dalla lettura degli articoli della stampa locale, dell’epoca, emergono giudizi decisamente positivi sull’opera svolta dal personale di tutte le Unità impegnate nella fase emergenziale con particolare riferimento al nostro 5°btg. risultato il più impegnato anche per essere stato, numericamente, di entità superiore agli altri in termini di personale e mezzi impiegati e, oltretutto, per aver dovuto proseguire il proprio impegno nelle aree terremotate, distaccando a Napoli un cospicuo gruppo di uomini e mezzi per la realizzazione di un insediamento abitativo provvisorio all’interno di una Caserma dismessa, da completarsi entro il mese di giugno dello stesso anno.

E proprio per essere stato il primo a partire per le zone terremotate e l’ultimo a rientrare a Udine e aver coordinato e seguito la quasi totalità delle operazioni svolte dai reparti alle dirette dipendenze, mi sento di poter affermare, condividendo il giudizio espresso dalla stampa, che, di fronte alle tante immagini di morte, distruzione e desolazione, i nostri giovani genieri, sotto l’abile e cosciente guida dei rispettivi Ufficiali e Sottufficiali si sono comportati con volontà ed impegno acquisendo una maturità e un’esperienza umana che certo non potranno scordare più. Gli stessi si sono poi guadagnati la stima e la sincera riconoscenza di molti, adulti e bambini che li hanno visti lavorare duramente e affrontando grandi sacrifici. E tantissimi sono gli episodi commoventi ed estremamente significativi che hanno legato, nell’impegno comune contro la tragedia, i soldati alle popolazioni meridionali. Ma per i sinistrati, gli Ufficiali, Sottufficiali e Truppa hanno fatto anche di più: si sono prodigati, per esempio, per rendere meno tristi le Feste di Natale e di Capodanno che moltissimi dei superstiti hanno trascorso fuori delle case distrutte e con l’angoscia nei cuori per la perdita dei loro cari.

L’avventura, solo in parte conclusasi con il rientro in sede dei Reparti, ebbe, come anticipato, un prodromo per avere, attuato con il decentramento a Napoli, effettuato con mandate successive, a partire dal 15 gennaio , un qualificato e consistente gruppo di lavoro costituito da 42 persone – per l’esattezza: 2 Ufficiali (tra cui chi scrive), 4 Sottufficiali e 36 militari di truppa specializzati – e una serie di mezzi (macchine movimento terra di vario tipo e autoribaltabili pesanti) per fornire un ulteriore contributo a risolvere i problemi abitativi della città. Nella pagine che segue, è riportato “Riepilogo delle attività complessivamente svolte durante la fase di soccorso.

Riepilogo delle attività

Se desideri avere più informazioni sull’articolo di Carlo Baldracchini, compila il modulo sottostante e sarai ricontattato via mail

Attività di rilievo, di Carlo Baldracchini

5° Battaglione Genio Pionieri Bolsena

5° Battaglione Genio Pionieri Bolsena

Si comincia ad avvertire la sensazione che il nostro “attivismo” non fosse gradito

Due furono i segni premonitori che ci fecero intuire che la nostra presenza potesse essere considerata ingombrante vista alla luce dell’impegno profuso dal nostro personale operatore e dell’efficiente organizzazione messa in atto nell’opera di demolizione delle strutture abitative pericolanti e del relativo sgombero delle macerie in discarica. Il primo di tali segni era relativo alla mancata e/o ritardata redazione e relativa consegna da parte delle Amministrazione Comunali interessate della prescritte “ordinanze di demolizione” più volte sollecitati dai nostri responsabili di Cantiere e il secondo, per aver avuto notizie, di danneggiamenti ai mezzi della stessa tipologia dei nostri fatti affluire dalle Aziende di Costruzione impiegate in zona per il completamento dell’autostrada limitatamente al tratto Salerno – Reggio Calabria. Le voci ricorrenti, infatti, facevano risalire la responsabilità di quanto stesse succedendo ad organizzazioni malavitose che intendevano introdursi, con proprie imprese, a conclusione della fase emergenziale nel “business” della ricostruzione.

Il rischio di incorrere in simili danneggiamenti per lo più consistenti nell’introdurre, nelle ore notturne, della sabbia nei serbatoi del carburante dei mezzi del genio in parcheggio e renderli, anche se temporaneamente inagibili, fu alla base del provvedimento di farvi fronte, con un servizio di sorveglianza armata dotando il personale preposto, di armi e munizioni prelevate dalla nostra Sede di Udine.

Attività di rilievo svolte a fattor comune dalle compagnie pionieri

Per rimanere nel tema delle attività di rilievo, svolte a fattor comune, dalle tre compagnie pionieri rinforzate, come ho già avuto modo di precisare, queste furono relative a:

- operazioni di primo soccorso nelle località, rispettivamente assegnate di Laviano, Ricigliano e Acerno, dove costituirono, ciascuna, un proprio distaccamento. In ordine di successioni gli interventi riguardarono: la partecipazione, a supporto delle altre ad organizzazioni, Vigili del Fuoco, Croce Rossa e organizzazioni umanitarie già affluite in zona, sin dal primo momento, alla fase finale delle operazioni di primo soccorso per la ricerca di persone coinvolte dal crollo degli edifici , ancora in vita e dei corpi di quelle decedute; inoltre, servendosi di macchine movimento terra (pale caricatrici ruotate ed escavatori cingolati), l’abbattimento di elementi di abitazioni pericolanti insistenti sulla viabilità interna lo sgombero, dalla stessa, per renderla percorribile;

- allestimento, in un terreno in prossimità dei singole località, indicato, dalle rispettive Amministrazioni Locali di un attendamento con relativi servizi per l’alloggiamento degli abitanti privi di qualsiasi soluzione alternativa di sistemazione.

Ultimata la fase del “primo soccorso”, i tre reparti vennero successivamente impiegati nelle stesse aree già assegnate, prossime ai rispettivi insediamenti, per svolgere quella successiva che prevedeva l’esecuzione delle demolizioni con mezzi meccanici (escavatori cingolati a cucchiaia rovescia) dei fabbricati lesionati dal sisma e dichiarati, con “ordinanze” emesse delle competenti Autorità Locali perché ritenute di “non conveniente riparazione”, cui seguivano, come era ovvio che fossero, il caricamento delle macerie, servendosi di pale caricatrici (ruotate e/o cingolate di media potenza) su autoribaltabili pesanti, il loro trasporto e scarico in area a ciò destinata dalle medesime Autorità per concludersi con il loro compattamento mediante apripista cingolato. Ciascun gruppo di lavoro era mediamente costituito da: 1 escavatore, 2-3 pale caricatrici, 3-5 autoribaltabili e 1 apripista.

Le due compagnie operative nell’area Sud furono in grado di distaccare alla distanza dalla rispettiva sede indicata tra parentesi:

- la 1^ cp., con sede a Laviano, su 4 plotoni (di cui uno gua.), ciascuno rinforzato da un gruppo di lavoro, calibrato alle necessità di carattere contingente, di operatori e conduttori di autoribaltabili, per effettuare operazioni di demolizione e di smassamento delle macerie, nelle località, in ordine di successione, di Santomenna (a 7 km dalla Sede), Castelnuovo di Conza (10 km), Calabritto (16,5 km), Caposele (20 km), Quaglietta (21,5 km), Senerchia (26,5 km), Oliveto Citra (28,5 km), Campagna (50 km) e Eboli (54 km);

- la 2^ cp., con sede a Ricigliano, su 2 plotoni, ciascuno rinforzato, come la 1^ un gruppo di operatori/conduttori per effettuare le demolizioni e lo smassamento delle macerie, nelle località, in ordine di successione, di S.Gregorio Magno (a 10 km dalla Sede), Buccino (15 km), Contursi Terme (35 km) e Bagni di Contursi (40 km).

E’ opportuno aggiungere che le sedi dei cantieri distaccati vennero scelti col criterio di contenere i trasferimento da e per le zone dei rispettivi distaccamenti entro tempi non superiori alla mezz’ora/tre quarti d’ora.

La 3^cp., con sede ad Acerno, risultando la meno impegnata delle altre nelle operazioni di demolizione anche se anch’essa rinforzata come le precedenti, dal solito nucleo di operatori/conduttori con relativi mezzi della cp.Cdo e pa., ma di più ridotte dimensioni delle altre, le vennero affidati, dalla locale Amministrazione Comunale, una serie di interventi nel settore dell’edilizia per il ripristino, con rappezzi murari, dei locali di una Scuola Elementare e altri di vario genere, dal recupero dell’archivio storico al salvataggio di numerosi cimeli storico-artistici sotto i detriti della Chiesa di Sant’Antonio. Come sistemazione del personale, fu anche la più fortunata rispetto alle altre due compagnie entrambe sistemate sotto-tenda, per essere stato messo a disposizione dell’intero reparto, sin dal suo arrivo in zona, una struttura abitativa che permise a tutto il personale di meglio salvaguardarsi, rispetto alle altre, dai rigori dell’inverno.

Si accavallano notizie su modifica all’assetto della nostra Unità e sull’ampliamento degli impegni

Orientativamente, verso la metà del mese di dicembre, cominciarono a circolare notizie all’interno del nostro Distaccamento di Salerno riguardanti alcune modifiche da apportare, entro breve tempo, all’assetto dell’Unità disposte dal nostro Comando Genio in previsione della sostituzione da effettuare prima delle Festività Natalizie della nostra 3^cp.p. con la 2^cp.g.mn. del 1°btg. Garda.

Si seppe poi, che tale provvedimento, rispondeva all’esigenza di svincolare il nostro reparto dagli impegni in corso, dovendolo far rientrare in sede, a Udine per l’urgenza di affidargli la messa in opera, dei due ponti Bailey DS affiancati da m 71,84, ciascuno, da posizionare tra la banchina del Tronchetto e l’Isola Nuova in Venezia, di cui ho riferito nella pag. 1 della ricostruzione in corso.

E, non è tutto, in tema di riassetto e ampliamento degli impegni affidati all’Unità, visto che, poi, una decina di giorni dopo, appena rientrato dalla licenza Natalizia concessami, chi scrive, venne direttamente contattato dal Gen. Mario Giannullo - Ufficiale della Riserva richiamato in servizio, immediatamente dopo l’emergenza, dallo stesso Commissario Straordinario di Governo on. Zamberletti, per essere impiegato presso il “Centro Coordinamento Soccorsi” del X Comilter, come suo Consulente relativamente all’impiego e al coordinamento delle Forze del Genio operative nell’area terremotata,.

E’ opportuno sottolineare che tale l’Alto Ufficiale era, a tutti noi, molto noto per essere stato, ai tempi dei sismi del 6 maggio e del 12 settembre 1976, che devastarono il Friuli – Venezia Giulia, il nostro Comandante del Genio del 5* C.A., e in tale veste il promotore oltre che l’animatore e il coordinatore di tutte le attività svolte dai Reparti del Genio , tra i quali il 5° Bolsena di cui facevo parte come Comandante di compagnia..

Per venire al motivo della telefonata, con questa, l’Ufficiale mi anticipò l’ordine esecutivo per un nuovo affidamento alla nostra Unità, che avrebbe imposto, entro una ventina di giorni circa, la mia presenza a Napoli assieme a quella di un altro Ufficiale, anche questo a Lui ben noto, il Cap. Giovanni Ridinò, e a una consistente aliquota, circa una quarantina, tra Sottufficiali e Militari di Truppa, per lo più di operatori di macchine movimento terra e conduttori di autoribaltabili, per l’apertura di un nuovo cantiere di demolizioni all’interno della locale Caserma “Cesare Battisti”, dove effettuare, in ordine di tempo, l’abbattimento di alcuni fabbricati, da diversi anni non più utilizzati, e la riutilizzazione degli scarti di demolizione, preventivamente frantumati, per la realizzazione di un’area di sedime dove, poi edificare un insediamento abitativo per la sistemazione di 1600 persone la cui abitazione risultava danneggiata dalle scosse telluriche.

Nella stessa circostanza sentii parlare, per la prima volta dell’impegno assunto dalle FF.AA. di estendere il contributo dell’opera di soccorso già massicciamente assicurata con l’intervento in atto a favore delle popolazioni colpite dal sisma, di numerose Unità affluite in zona da più parti d’Italia, con l’edificazione del “Villaggio Esercito”, operazione questa che poi ci venne completamente affidata.

Lo stesso Ufficiale ebbe modo di indicarmi, nelle sue linee generali, in qualità di futuro responsabile dei lavori di demolizione e dell’allestimento dell’area di sedime, gli aspetti organizzativi del nostro impegno in termini di personale e mezzi occorrenti per definire l’organizzazione del nostro gruppo di lavoro e la data di apertura del cantiere, fissandola improrogabilmente, al 1° febbraio. E nel prosieguo, di orientare il prolungamento della nostra partecipazione alla fase successiva relativa all’ realizzazione dell’insediamento abitativo, potendo contare su un congruo numero di personale militare specializzato nel settore dell’edilizia compreso quello di inquadramento (Ufficiali e Sottufficiali) fatto affluire a cura dello SME da altri reparti dell’Esercito dislocati nella Penisola per concludere l’intera operazione entro il mese di giugno.

Ciò mi permise, in attesa dell’apertura del nuovo Cantiere per la realizzazione del “Villaggio Esercito” prevista, come già detto, per l’inizio di febbraio, di continuare a svolgere le mie funzioni presso il la mia Unità, ma di dedicare, anche, ampio spazio al nuovo impegno per sopralluoghi all’erigendo cantiere e per contatti, sempre a Napoli e dintorni per definirne l’assetto organizzativo. Mi è sembrato ovvio anticipare tale nuovo affidamento che nella prosecuzione del mio proposito di ricordare le “ imprese” del Bolsena troverà, ampio spazio in apposita ricostruzione.

Mi è d’obbligo una breve puntualizzazione

Nella prima parte della ricostruzione, mi sono limitato a descrivere, per sommi capi, le principali attività svolte dai reparti nella prima fase dell’intervento, nonché l’evoluzione dei loro spostamenti all’interno della zona loro affidata, per averli seguiti nelle vesti di coordinatore, sino al momento del mio completo coinvolgimento nuovo impiego a Napoli nella seconda quindicina del mese di gennaio del 1981,

La puntualizzazione che mi sento di dover fare tiene conto del fatto che, la vastità dell’area assegnata e, in parte anche la dispersione dei numerosi cantieri aperti in contemporanea distanti dalla sede dai 44 km, a nord agli 80 km, a sud, e non ultimo, il nuovo impegno, affidatomi a Napoli, distante circa 60 km dalla sede di Salerno, dove mi sono dovuto recare per contatti e sopralluoghi, mi ha impedito l’opportunità di definire l’esatta consistenza dell’impegno finalizzato alle operazioni di soccorso alle popolazioni colpite dal terremoto e a quelle collaterali di demolizione dei fabbricati pericolanti con il relativo sgombero delle macerie.

C’è anche da aggiungere che, a distanza di 30 anni dall’evento, molti dei miei ricordi si sono affievoliti tanto da dover far ricorso, per “scovare”, qualche notizia di interesse da quei pochi personaggi (per lo più colleghi e militari che vi concorsero, per essere riuscito a contattarli) e alle scarse ricerche di emeroteca disponibili.

Affidando questa mia ricostruzione al nostro sito internet nutro, pertanto, la segreta speranza che tra i molti di coloro che furono coinvolti nelle operazioni di soccorso , inquadrati nel nostro Bolsena vogliano contribuire con proprie testimonianze dirette – in parte già pervenutemi – per colmare i miei vuoti di memoria e dare maggior concretezza all’intervento complessivamente svolto.

Avvicendamemti realizzati per necessità contingenti sopravvenute

Il primo di questi si verificò con l’afflusso in zona, verificatosi il 18 dicembre 1980 della 2^cp.g.mn. del 1°btg.g.mn. agli ordini del Cap. Enrico Nelli che venne a rilevare dopo un periodo di affiancamento, in coabitazione nello stessa sede del distaccamento di Acerno protrattosi sino al 7 gennaio 1981, la 3^cp.g.p. del Cap. Antonio Turco.

Il motivo della sostituzione venne fatto risalire alla necessità di affidare l’impegno di provvedere al montaggio dei due manufatti da realizzare a Venezia, già ricordati, allo stesso reparto che, qualche mese prima (nel periodo giugno-agosto dello stesso 1980), aveva provveduto, con successo, alla costruzione del lungo Ponte di Chioggia.

L’avvicendamento, tra i due reparti così realizzato, ci fornì, in particolare, l’opportunità disporre di personale esperto, oltre che all’impiego di macchine movimento terra, in quello degli esplosivi, per la necessità creatasi di dovervi far ricorso per impegni già affidati.

Un secondo avvicendamento, ma di tipo interno, interessò la 1^cp.p., per la sostituzione del suo Cte, Ten.Blasi con il Cap. De Luca Vincenzo, dovuta a motivi di carattere contingente legati all’apertura di un nuovo cantiere per eseguire la demolizione, piuttosto complessa, della Caserma del VV.FF. di Salerno.

In procinto di lasciare il “campo” per occuparmi del nuovo impegno a Napoli

La libertà di movimento di cui godevo, vuoi perché ciascuno dei cantieri di demolizioni esterni erano in condizioni di funzionare autonomamente sotto la guida di un Ufficiale responsabile e in grado, cioè, di eseguire il programma di lavoro preventivamente concordato con il proprio Cte di Reparto e vuoi perchè il nuovo impegno di Napoli di cui mi stavo al momento occupando, ma limitatamente al solo aspetto organizzativo, mi lasciò il tempo e l’opportunità per condurre in proprio, servendomi di personale di truppa delle compagnie inquadrate, due distinti interventi non perché legati alla loro complessità, quanto per non appesantire il carico di lavoro dei reparti. Tali impegni riguardarono rispettivamente:

- il primo dei due, in ordine di tempo, il montaggio di un ponte DS, con materiale in versione Bailey M1-A, l’unica tipologia di materiale della versione reperibile nel Salernitano, per lo scavalcamento di un manufatto in muratura ad arco, noto come il “Ponte dei granchi” ubicato all’ingresso dell’abitato di Laurino, nel Cilento, per essere risultato lesionato dal sisma. L’operazione, mi venne precisato, doveva prevedere l’impiego di personale dell’entità di un plotone, circa, della 2^cp.p. in distaccamento in località Ricigliano, risultante la più vicina al luogo d’impiego (ca. 45 km.);

- il secondo, utilizzando, una squadra di minatori della 2^cp.mn. in distaccamento ad Acerno (ca.50 km.), integrata da un gruppo di operatori di macchine movimento terra e autoribaltabili messi a disposizione dalla 2^ cp.p. di Ricigliano, già operativi in zona, la parziale demolizione, mediante l’impiego di esplosivi integrato da mezzi meccanici, della strutture murarie della Chiesa Parrocchiale di Contursi Terme danneggiate dal sisma sussistendo il vincolo di salvaguardare, quanto più possibili, gli arredi sacri fissi e mobili posti al suo interno.

Qualche notizia in più sui due interventi che richiesero il mio coinvolgimento

Per entrambi, oltre ai preventivi sopralluoghi, effettuati in tempi diversi, per rilevarne, rispettivamente:

- per il ponte di Laurino: le caratteristiche dimensionali, lunghezza e ingombro trasversale, del manufatto in muratura esistente, per definire il modello di struttura Bailey da installare e il tipo di appoggi da utilizzare in funzione della larghezza della carreggiata all’ingresso e all’uscita del ponte. Inoltre, per prendere contatti diretti con la locale Amministrazione Comunale per definire gli obblighi di gestione da assumere per il controllo del traffico durante l’intero periodo di utilizzazione del manufatto

- per la Parrocchiale di Contursi Terme: per verificare la fattibilità dell’ intervento di parziale demolizione da eseguirsi, vista sia sotto l’aspetto della scelta degli accorgimenti da adottare per salvaguardare l’intero arredo sacro del tempio, sia sotto quello della sicurezza del personale impiegato e, ancora per notificare alla locale Amministrazione Comunale l’obbligo di assicurare, intervento durante, la sicurezza dell’intera area.

Montaggio del ponte Bailey in località Laurino

Al sopralluogo effettuato, orientativamente, in uno dei primi giorni di dicembre, fece seguito la redazione della relativa pratica da inoltrare, per la necessaria approvazione al Centro Operativo di Salerno.

Fu per questo necessario, in funzione della luce del manufatto in muratura esistente, delle suo ingombro trasversale e della portata da garantire – la stessa indicata dalla segnaletica posta alle sue estremità – e sottoporre poi a calcoli di verifica: una struttura Bailey M1-A costituita, sommariamente, da: una campata centrale DS su 6 campi da ponte (posti in orizzontale) sostenuta, alle estremità da colonne terminali maschio/femmina con relativi supporti, posizionati su piastre di base e realizzando il raccordo tra il piano di scorrimento del manufatto con la sede stradale utilizzando 2 campi di rampa per ciascuna estremità.

La struttura così progettata, di dimensioni di ingombro, comprese le rampe di m 30,45 in lunghezza e di m 6,20 in larghezza, era in grado di assicurare il transito, a senso unico alternato, ad autocarri a pieno carico, di peso non superiore alle 30 tonnellate.

La stessa pratica, corredata dell’elenco del materiale occorrente, ivi compreso quello relativo all’attrezzatura per il montaggio (complessivamente, ca. 47 tonnellate) e del piano di caricamento che prevedeva l’impiego di 6 autocarri del tipo ACP, già al seguito della nostra unità venne inviata per l’approvazione nel giro di un paio di giorni.

L’autorizzazione ad eseguire l’impegno pervenuta nello stesso lasso di tempo ci permise, fatto salvo il caricamento del materiale al Deposito effettuato nella giornata precedente, di eseguire l’ operazione del montaggio del manufatto nell’arco di una sola giornata. Relativamente al metodo di montaggio, si omise dall’usare quello tradizionale del varamento con l’avambecco, disponendo, inizialmente, la sola intelaiatura esterna della campata centrale costituita da coppie di pannelli appoggiati su una serie di rulli fissi disposti sullo stesso piano del sottostante ponte, collegate tra di loro con una traversa per campo. Una volta aggiustato con piccoli movimenti il riquadro centrale si provvide al montaggio del resto delle traverse e ad irrigidire la struttura con i tiranti diagonali, i puntoni e i telai di collegamento. Sulla struttura così, parzialmente realizzata, vennero montati in successione, le colonne terminali e l’impalcato al completo.

Non rimase che completare il montaggio della struttura, con l’abbassamento, mediante martinetti verticali disposti sotto i quattro vertici della stessa campata centrale sui rispettivi appoggi terminali costituiti da supporti cilindrici ripartitori disposti sulle 4 piastre di base, previo sfilamento dei rulli fissi usati come appoggio, e con il montaggio di entrambe le rampe terminali al resto del ponte.

L’operazione , così descritta richiese, circa 4 ore, di assiduo impegno e si concluse con la formale consegna del manufatto al personale qualificato della locale A.C. presente sul posto e solo dopo preso atto dell’apposizione, da parte di questi, della prescritta segnaletica con i limiti di velocità di transito sul ponte (fissati in 15 km/h) e con quelli di peso (fissati in 30 km/h).

Demolizione parziale della Parrocchiale di Contursi Terme

Chi scrive ha motivi di soddisfazione nel ricordare questa particolare esperienza e primo tra questi per aver avuto l’opportunità di operare, per la prima volta nella mia lunga carriera fatta “sul campo” con alle dirette dipendenze, oltre al personale operatore del Bolsena con cui. in precedenti realtà similari, sono stato solito avere a che fare, un gruppo di militari “minatori” del 1^btg.“Garda”, guidati da un Sottufficiale di comprovata esperienza nell’ambito delle demolizioni. Mi riferisco, al Serg.Magg.Mauro Mancini che proprio in quella occasione ebbe modo di dimostrare tutta la sua “bravura” nell’esecuzione dell’impegnativo e delicato lavoro che ci era stato assegnato. E, inoltre, perché questo intervento costituì il mio ultimo impegno che assolsi nell’ambito della mia Unità, prima di trasferirmi a Napoli per l’esigenza, di cui ho già avuto modo di parlare.

L’operazione che ci accingevamo a compiere a Contursi Terme consisteva nel dover demolire la pesante copertura e i relativi pilastri interni di sostegno, entrambe le strutture in cemento armato, la cui stabilità era stata compromessa dal parziale cedimento dei muri perimetrali realizzati in pietrame grezzo. L’intervento si rendeva necessario, in previsione dell’auspicabile riutilizzo della Parrocchiale, cioè dell’unica Chiesa della località, con l’istallazione provvisoria di una struttura di copertura leggera.

L’impegno, che si risolse in una giornata lavorativa, previde l’impiego di una serie di microcariche di TNT (tritolo) applicate sulla sommità dei pilastri di sostegno, fatte brillare in successione controllata in modo tale da ottenere l’effetto desiderato di frantumare la pesante copertura senza coinvolgere gli arredi fissi interni (altari, cappelle e quant’altro). L’operazione ebbe pieno successo concludendosi con la pulizia e il trasporto in discarica degli scarti della demolizione. Mi piace aggiungere che l’operazione, svoltasi al cospetto di un folto pubblico che seguiva la scena a debita distanza, si concluse con un applauso liberatorio.

Mi viene istintivo, prima di concludere la succinta descrizione delle modalità dell’intervento, portato felicemente a conclusione, fare una breve considerazione su come pensassero, non essendo stato dato a sapere, le stesse Autorità Locali, di risolvere il problema.

E’ stato comunque dato per certo, che si dettero un gran daffare per trovare chi fosse in grado di fornire loro il modo e i mezzi e individuare chi fosse in grado di risolverlo pressati dal timore che altre scosse potessero determinare il completo crollo della struttura e, conseguentemente, la distruzione di tutti gli arredi sacri fissi esistenti (altari, cappelle, affreschi e quant’altro).

Sta di fatto che nel periodo a cavallo della Festività del Natale venne affidato alla nostra Unità, un mandato esplorativo per valutare l’opportunità di eseguire l’intervento con il vincolo di predisporre tutte i possibili accorgimenti per evitare il danneggiamento degli arredi fissi esistenti ricorrendo all’impiego, oltre che di mezzi del Genio già operativi in zona, di materiale esplosivo da utilizzare in piccole cariche. L’urgenza data all’intervento e il nostro coinvolgimento nell’operazione fece intuire che sussistesse, sin dall’insorgere del problema, la “volontà politica” da parte del Centro Coordinamento Soccorsi di affidare al reparto del Genio con specialità “minatori” e per di più del 5*Corpo d’Armata, fatto appositamente affluire in zona in sostituzione di una nostra compagnia.

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Distaccamenti di Compagnia, di Carlo Baldracchini

Individuazione delle località dove costituire i Distaccamenti di Compagnia

All’impegno prioritario di rendere funzionale la sede del nostro Distaccamento occorse aggiungere quelli esterni subito affrontati, che comportarono, da parte di chi scrive e assieme ai Comandanti delle Compagnie inquadrate, la esecuzione di una fitta serie di ricognizioni finalizzate all’individuazione delle località, indicateci dal Centro Operativo, dove fosse più opportuno e urgente assicurare la nostra opera di soccorso

Lo svolgimento di tali attività doveva consentirci oltre che a valutare in via approssimativa l’entità dei danni provocati dal sisma, di assumere i necessari contatti con le Autorità Locali, che ne avevano fatto richiesta, delle possibili soluzioni offerteci da ciascuna di queste di garantire l’esistenza, oltre alla disponibilità, in zona di strutture abitative e/o di spazi esterni dove poter costituire nostri distaccamenti che fossero in grado di assicurare la ricettività a un nostro reparto.

Al termine di tale operazione che richiese 3 giornate di intenso lavoro per la ventina, circa, di località complessivamente visitate, fummo in grado di decidere orientando:

- il massimo del nostro impegno, da affidare alla 1^ cp. rinforzata da un plotone della 2^cp. e dalla medesima 2^ cp. (decurtata del plotone) affidando ad entrambe la competenza dell’area Nord-Est della Provincia di Salerno, la più danneggiata dal sisma, concentrando in particolare l’attenzione sui numerosi centri abitati della Valle del Fiume Sele e dei suoi affluenti, prossimi al confine con la Regione Basilicata;

- di affidare la zona centrale a Nord della stessa provincia, risultata la meno danneggiata, alla 3^cp. da considerare come “polmone” per eventuali operazioni di rinforzo da dirottare in altre aree e/o per lo svolgimento di attività collaterali in altre località, che poi non mancarono.

Le scelte relative all’area più colpita dal sisma, cioè nell’area Nord-Est vennero orientate verso le località di Laviano e Ricigliano, entrambe dislocate a breve distanza dal confine con la Basilicata, distanti, rispettivamente dalla nostra sede principale di Salerno, rispettivamente, 77 e 80 km. dove:

- nella prima delle due, per essere ancora in corso le operazioni di ricerca e recupero, da parte dei VV.FF. e dei volontari della CRI, degli abitanti coinvolti dai crolli risultanti ancora assenti all’appello, si rendeva necessario coadiuvare la loro azione garantendo il compito di demolire gli elementi strutturali pericolanti insistenti sulla viabilità interna per mantenerla definitivamente agibile sgomberandone le macerie,

- mentre nella seconda, l’ urgenza del nostro intervento era dettata dall’esigenza di eseguire, prioritariamente, alcune demolizione di parti pericolanti dei fabbricati insistenti sulla viabilità interna, che, proprio per questo motivo, mettevano a repentaglio l’incolumità degli stessi abitanti che la percorrevano.

Nel corso dei contatti con le Autorità locali presi nella stessa giornata per d’intesa con alcuni rappresentanti delle Autorità locali vennero rispettivamente individuati :

- a Laviano, un’area esterna all’abitato dove poter realizzare una tendopoli per la sistemazione in zona del distaccamento della 1^cp.p., designata a trasferirvisi al Comando del Ten. Paolo Blasi,

- a Ricigliano, un fabbricato di civile abitazione, di medie dimensioni, all’interno del paese, rimasto leggermente lesionato e quindi agibile, e, per di più dotato di ampi spazi esterni dove poter realizzare un attendamento per la sistemazione della zona servizi della 2^cp.p., designata a trasferirvisi, al Comando del Ten. Antonio Camassa.

La ricognizione nell’area Nord, eseguita successivamente, consentì di limitare la ricerca a una delle località tra quelli parzialmente danneggiate che richiedevano interventi di diverso tipo, da quello delle demolizioni e sgombero delle macerie di un insieme di fabbricati al centro del paese e a interventi di ripristino di opere murarie di edilizia pubblica. La scelta ricadde sulla località di Acerno (a 44 km) anche per avervi individuato una struttura disabitata di proprietà del Comune, priva di lesioni, messa a nostra disposizione, dove stabilirvi la sede del distaccamento della 3^cp.p., al Comando del Cap. Antonio Turco.

L’area delle operazioni

Per dare l’opportunità a chi legge di rendersi conto della vastità dell’ area assegnata alla nostra Unità (la quasi totalità dei 4.900 kmq. della Prov. di Salerno), sarà sufficiente dare “uno sguardo” allo stralcio della “Carta topografica” riportato, per esigenze di spazio, nelle pagina seguente, dove sarà possibile, anche valutare in via approssimativa l’entità delle distanze chilometriche, giornalmente percorse, dai gruppi di lavoro, per raggiungere i rispettivi cantieri di lavoro.

Note esplicative sui colori usati all’interno dei cerchi:

- quelli verdi: le sedi di distaccamento e di cantiere per demolizioni parziali e/o totali di fabbricati pericolanti e relativo sgombero delle macerie nelle rispettive aree di discarica , impiegando macchine movimento terra;

- quelli viola: le località dei cantieri distaccati dove vennero effettuate le medesime con l’impiego degli stessi mezzi;

- quello rosso: come il precedente, con l’unica variante dell’impiego di materiale esplosivi esplosivo

- quello arancione: la località in cui venne installato un ponte militare (tipo Bailey).

Cartina distaccamenti

Afflusso delle tre compagnie pionieri

e loro insediamento nelle rispettive aree assegnate

L’ insediamento delle compagnie nelle località loro assegnate, che richiese, in termini di tempo, ma per la sola 1^ cp. alcuni giorni, di intenso lavoro dando modo al proprio personale inquadrato di provvedere, inizialmente, alla preparazione dell’area di sedime e, successivamente, all’allestimento dell’ attendamento (per la sistemazione al coperto di tutto il personale del reparto) dotandolo degli impianti di servizio indispensabili (vettovagliamento, bagno campale, servizi igienici e quant’altro) per assicurare la sua completa autonomia di funzionamento per un periodo di permanenza in zona, prevedibile, dell’ordine di uno, due mesi.

Contemporaneamente a tale impegno di carattere organizzativo, ciascuna delle tre cp.p. – tranne la 3^ come poi si dirà – fu in grado di assicurare sin da subito, la partecipazione di proprio personale alle operazioni di “primo soccorso” a supporto del personale preposto sin dall’inizio dell’emergenza a tale compito (VV.FF. e Volontari del Soccorso), nella ricerca degli abitanti della località non ancora estratti dalle macerie in seguito ai crolli delle abitazioni.

Per dar modo agli stessi reparti di dedicare tutto il loro impegno all’allestimento degli insediamenti senza trascurare la partecipazione all’opera umanitaria di soccorso cui ho fatto cenno, l’onere di organizzare ed eseguire in proprio i trasporti in zona di tutte le macchine movimento terra e degli autoribaltabili, da Salerno alle rispettive aree d’impiego fu interamente devoluto alla cp. Cdo e pa. .

E’ il caso di aggiungere che la 3^ cp., per esserle stata assegnata un struttura abitativa del tutto risparmiata dagli effetti del sisma, risolse in tempi brevi tutti i suoi problemi di sistemazione al coperto del proprio personale, tanto da potersi dedicare, da subito, allo sgombero delle macerie dalla viabilità interna dell’abitato e a eseguire le prime demolizione delle strutture pericolanti al centro dello stesso abitato.

Apertura dei cantieri di lavoro

Risultando impossibile, da parte di chi scrive, ricordare, a distanza di tanti anni l’ esatta data di inizio delle aperture dei singoli cantieri di lavoro, per il frenetico susseguirsi di impegni che ci imponevano di far presto per concorrere a salvare vite umane, mi vedo costretto a fissarla arbitrariamente orientandola verso il 3 dicembre esattamente 10 giorni dopo quella dell’evento tellurico che investi le Regioni Campania e Basilicata.

In quella data, ne sono certo, l’intera Unità era interamente schierata nelle rispettive aree assegnate e completamente operativa.

Un breve accenno alle condizioni ambientali e climatiche

che caratterizzarono il mese di dicembre

Certamente non ci furono favorevoli, sia per la mancata assunzione di una qualsiasi forma di controllo da parte delle Autorità Locali dell’area dei cantieri di lavoro al cui interno erano in corso le operazioni di sgombero delle macerie tanto da creare in chi ne aveva la responsabilità di dirigerle, uno stato di continua apprensione per la sicurezza sia degli abitanti che vi circolavano liberamente per spostarsi da un luogo all’altro, sia del nostro personale, in particolare quello impegnato alla guida delle grosse macchine operatrici impiegate. A complicare la situazione ci si mise il peggioramento delle condizioni climatiche che risultarono particolarmente intense nel mese di dicembre per essere state caratterizzate da frequenti precipitazioni piovose che, per effetto dei frequenti cali di temperature tendevano spesso a trasformarsi in nevischio.

C’è da aggiungere che proprio a causa del peggioramento delle condizioni climatiche, le esigenze della popolazione delle aree colpite dal sisma compresa quella che non ne ebbe alcuna conseguenza, aumentarono a dismisura le richieste di sistemazione al coperto anche di carattere provvisorio (roulotte, caravan, e prefabbricati in genere), determinando così l’inceppamento della macchina dei soccorsi.

Sorretto dall’esperienze per i miei precedenti trascorsi in occasione delle operazioni di soccorso alle popolazioni del Friuli-Venezia colpite dai sismi nel maggio-settembre 1976 che impegnarono la nostra Unità per circa 2 anni consecutivi (e, per altrettanti inverni), chi scrive si sente in grado di affermare, che la popolazione del posto non ebbe mai a dimostrare in qualsiasi frangente la stessa capacità di reagire alle avversità che rilevammo nelle popolazioni Friulane.

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